Intervento di Marco Imperato alla Manifestazione del 30 Gennaio in Difesa della Costituzione

Parma, 30 gennaio 2010

Io non dovrei essere qui oggi.

Se la Corte Costituzionale non fosse volgarmente attaccata e delegittimata solo per il fatto di avere preso decisioni sgradite in autonomia e nel rispetto del principio di uguaglianza… non sarei qui.

Se il Premier non si fosse lamentato del fatto che Napolitano non aveva telefonato ai membri della Consulta per convincerli a votare a favore del lodo Alfano… non sarei qui.

Se uno dei principali esponenti dell’opposizione, Violante, non avesse detto che il principio democratico è in contrasto con il principio di legalità… non sarei qui.

Se le istituzioni e i partiti politici dimostrassero solidarietà e vicinanza a quella parte della magistratura e delle forze dell’ordine che si sacrifica quotidianamente per combattere la corruzione e la criminalità organizzata, invece che indicare un mafioso pregiudicato come eroe… non sarei qui.

Se non ci fosse una volontà diffusa e trasversale di mettere le briglie alla magistratura per renderla docile e burocratica, forte coi deboli e debole coi forti… non sarei qui.

E invece stiamo assistendo a tutto questo da troppo tempo in una sorta di colpo di stato “bianco” e incruento, nel quale le istituzioni sono umiliate e svilite, la divisione dei poteri viene attaccata e gli organi di garanzia della Costituzione sono vissuti con insofferenza, come fossero degli impacci alla realizzazione della volontà popolare.

Ma i Padri Costituenti sapevano bene che la sovranità popolare non è al di sopra tutto tutto: nazismo e fascismo erano andati al potere in modo formalmente democratico, manipolando e cavalcando il consenso.

Per questo la Costituzione è al di sopra delle leggi ordinarie che il Parlamento vota e solo una vasta maggioranza dovrebbe poterla modificare al fine di preservare la massima coesione sui principi fondamentali del patto sociale e sui valori irrinunciabili.

E sempre per questo credo che una classe politica matura dovrebbe seriamente discutere di un aggiornamento delle maggioranze che ai sensi dell’art. 138 della Costituzione consentono di modificare la Carta del ’48: oggi, infatti, la legge elettorale non è più proporzionale e quindi aumenta il rischio di modifiche costituzionali forzate dalla maggioranza, senza che questa debba confrontarsi e accogliere le istanze di un più vasto arco parlamentare.

La reazione alla decisione sul lodo Alfano, e quanto ne sta seguendo, rappresenta la punta più avanzata e pericolosa di attacco al sistema costituzionale : chi ha il potere vuole le mani libere, nessun freno deve essere posto alla sua azione e per questo deve anche essere immune dal controllo giudiziario.

Ma senza il controllo della giurisdizione, la democrazia diviene uno strumento vuoto in mano al potente di turno, e questo è tanto più vero in Italia, che si caratterizza da sempre per la corruzione endemica della sua classe politica e per la presenza pervasiva della criminalità organizzata ad ogni livello ed in ogni ambito.

La legalità non è un optional o un freno al decisionismo governativo, ma il collante stesso della società, che altrimenti si trasforma in una giungla dove regna solo la legge del più forte; senza legalità gli onesti e i meritevoli sono costretti a vedere il paese in mano ai furbetti e ai corrotti.

L’investitura popolare data dal voto non è un’incoronazione che esonera dal rispetto della legge , ma una grande responsabilità che andrebbe portata al servizio e nell’interesse della collettività.
Ci sarebbero tanti esempi da fare per raccontare l’azione di indebolimento e delegittimazione posta in essere contro la magistratura; mi limito a evidenziare quelli che allo stato sono i progetti più significativi e pericolosi in tal senso, affinché noi tutti si rifletta sulle conseguenze di tali misure:

  1. 1) la separazione delle carriere : di fatto è stata già realizzata in violazione del dettato costituzionale, mettendo dei rigidi limiti alla possibilità di cambiare funzioni; ma soprattutto nel contesto politico attuale è inevitabile pensare che tale separazione condurrà ad una lesione dell’indipendenza dei magistrati e in particolare dei Pubblici Ministeri: ma senza una magistratura inquirente capace di sollevare il velo sul malaffare del nostro paese, di fatto si sta svuotando di significato la divisione stessa dei poteri, senza peraltro che ciò porti alcun concreto vantaggio al funzionamento della giustizia
  2. 2) la modifica dei rapporti tra pubblico ministero e polizia giudiziaria : il progetto annunciato di voler slegare le forze di polizia che indagano dal controllo dei Pubblici Ministeri rischia di neutralizzare nei fatti l’azione investigativa senza nemmeno dover ricorrere al controllo delle Procure, poiché sarà pressoché impossibile che un maresciallo – che dipende direttamente dal ministro della difesa – o un ispettore – che è gerarchicamente sottoposto al ministro dell’interno – possano avere l’autonomia e il sostegno necessari per condurre indagini sulla corruzione della Pubblica Amministrazione o sulle connivenze dei colletti bianchi con il sistema criminale.
  3. 3) la riforma delle intercettazioni : per il momento accantonata, rischierebbe di paralizzare un prezioso ed efficace strumento di indagine, facendo leva sulla pretestuosa argomentazione che si tratta di un mezzo di ricerca della prova abusato e troppo costoso e propagandando l’immagine distorta di un PM “spione” e non come colui che indaga per accertare reati e proteggere le vittime… questa ricostruzione non è veritiera, ma secondo l’ultima versione del disegno di legge approvata dalla camera, io potrei chiedere al Gip le intercettazioni di un soggetto solo quando ho gli stessi elementi che mi consentono di arrestarlo in presenza di esigenze cautelari … ma a quel punto a che mi serve intercettare ?!? per non parlare del fatto che si dovrà avere il consenso della persona offesa : immaginate cosa questo possa significare quando le indagini si svolgono in contesti omertosi, e non mi riferisco solo al sud…
  4. 4) il processo breve : vedete, un singolo processo di per sé non dura anni: un dibattimento di media difficoltà può richiedere tra le 5 e le 10 udienze e in casi più complessi si può arrivare a una ventina di udienze… Se ci impieghiamo anni a concludere i processi, ciò accade soprattutto perché ne celebriamo troppi e la procedura è irrazionale. In Italia si è voluto scimmiottare al peggio il processo americano, con la differenza che negli Stati Uniti non hanno l’obbligo di perseguire tutti i reati e si possono così scegliere i pochi processi che in base a una scelta discrezionale ritengono che valga la pena portare avanti : nel nostro sistema l’obbligatorietà del’azione penale, per garantire l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, ci obbliga a perseguire tutti i reati, o quanto meno a provarci. Con la legge approvata in Senato si pretende che la macchina della giustizia da domani cominci a viaggiare velocemente, ma in questi anni nessuna delle maggioranze che ha governato ha fatto nulla perché il processo funzioni e sia efficace e quindi il risultato sarà quello di far morire un numero enorme di procedimenti. E questo, tradotto in termini concreti, significa vittime senza giustizia e colpevoli impuniti.

Di fronte a questo quadro desolante la cosa che più mi sono i danni culturali, che inquineranno la vita democratica a prescindere dalla vigenza di questa o di quella norma : oggi, ad esempio, delegittimare e insultare un’istituzione della Repubblica è diventato normale, così come accusare di faziosità un provvedimento giudiziario senza portare il minimo argomento concreto a supporto di tale gravissima accusa.

Quando si arriva a sostenere pubblicamente che il principio democratico sarebbe in conflitto con il principio di legalità, è a tutti evidente lo scandalo italiano e ci fa capire che solo se le coscienze dei cittadini si scuotono possiamo ancora difendere i valori e i principi che i Padri Costituenti ci hanno consegnato uscendo dalle macerie del regime fascista e della guerra mondiale.

Pascal ha detto : “La giustizia senza forza è impotente, la forza senza la giustizia è tirannica. La giustizia è soggetta a controversia, la forza è molto riconoscibile e indiscussa. Quindi non si è riusciti a dare forza alla giustizia , dato che la forza contesta la giustizia e sostiene che essa è ingiusta , mentre ad essere giusta è soltanto lei. Pertanto , non riuscendo a far sì che quello che è giusto sia forte, si è fatto sì che quello che è forte sia giusto”.

Noi stiamo da una sola parte : quella della LEGALITA’ quella della COSTITUZIONE

Marco Imperato
Magistrato

Per ascoltarlo in versione video: http://www.radioradicale.it/node/6034773
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