30 Giugno – Genova libera non dimentica

Mercoledì 30 giugno 2010 dalle ore 18.00 in piazza De Ferrari, a conclusione delle manifestazioni per il 50° anniversario del 30 giugno 1960, si terrà il concerto “Genova libera non dimentica”. L’evento ha ottenuto il Patrocinio di Comune e Provincia di Genova, Regione Liguria e la collaborazione e il sostegno dell’Autorità Portuale di Genova, la Compagnia Pietro Chiesa e P. Batini.

Ma cosa è avvenuto esattamente il 30 giugno 1960 a Genova (da wikipedia):

Con la locuzione Fatti di Genova del 30 giugno 1960 ci si riferisce agli scontri seguiti al corteo indetto dalla Camera del Lavoro e appoggiato dall’opposizione di sinistra il 30 giugno 1960 per protestare contro la convocazione a Genova del sesto Congresso del Movimento sociale italiano.

Il governo Tambroni

A marzo del 1960 l’esponente democristiano Fernando Tambroni ebbe l’incarico di formare un governo per sostituire quello guidato da Antonio Segni appena dimessosi. Il 21 marzo nell’ottenere la fiducia alla camera Tambroni fu votato anche dai deputati missini. Quando apparve che i voti missini erano fondamentali per la “tenuta” del governo, Tambroni fu fatto oggetto di feroci critiche ed accuse di filo-fascismo e dovette dimettersi. Alternandosi fra nuovi tentativi di formare governi si arrivò al 4 aprile quando Tambroni ottenne la fiducia grazie all’appoggio esterno dell’MSI. Nel frattempo montava l’opposizione contro il governo Tambroni accusato da sinistra di aprire le porte ai neofascisti.

Il sesto congresso del MSI

La decisione presa nel maggio 1960 dal Movimento sociale italiano di convocare il suo sesto congresso a Genova, città decorata medaglia d’oro della Resistenza in cui era partita l’insurrezione del 25 aprile, fu presa come scusa per cercare di indebolire il Governo Tambroni. Va detto, inoltre, che il precedente congresso missino si era svolto a Milano, anch’essa decorata con la medaglia d’oro, senza alcun tipo di protesta dove i missini appoggiavano la giunta comunale fin dal ’56. Inizialmente la convocazione del Congresso missino al teatro Margherita in via XX settembre non suscitò alcun tipo di reazione in città.

La reazione della sinistra

Solo il 6 giugno i rappresentanti locali dei partiti comunista, radicale, socialdemocratico, socialista e repubblicano fecero stampare un manifesto in cui denunciando il Congresso missino come una grave provocazione, lo additavano a il disprezzo del popolo genovese nei confronti degli eredi del fascismo. Il 25 giugno durante un corteo di protesta vi furono alcuni incidenti con la polizia. Nel corso di tale corteo si decise di indire un comizio per il 2 luglio nel corso del quale sarebbe intervenuto Ferruccio Parri.

A rendere ancora più incandescente la situazione intervenne la falsa notizia della partecipazione ai lavori del congresso di Carlo Emanuele Basile prefetto della città ai tempi della Repubblica Sociale Italiana. Basile era conosciuto in città per gli editti che minacciavano la deportazione degli operai rei di sciopero bianco. In verità si trattava di Michele Basile, avvocato di Vibo Valentia. Secondo Donato Antoniello e Luciano Vasapollo in Eppure il vento soffia ancora la presenza di Carlo Emanuele Basile invece sarebbe stata annunciata dai dirigenti del MSI come quella di Junio Valerio Borghese e citano come riferimento il libro di Nicola Tranfaglia Le Piazze. Il 28 giugno Sandro Pertini affermando la sua opposizione al congresso disse: « La polizia sta cercando i sobillatori di queste manifestazioni, non abbiamo nessuna difficoltà ad indicarglieli. Sono i fucilati del Turchino, di Cravasco, della Benedicta, i torturati della casa dello studente »

Il 30 giugno la Camera del Lavoro cittadina indisse uno sciopero generale dalle 14 alle 20, a cui si sarebbe aggiunto un lungo corteo per le strade della città ma quando la testa del corteo giunse in Piazza De Ferrari in cui sostavano alcune camionette della polizia la situazione si surriscaldò. Le camionette della celere furono circondate dai manifestanti e gli agenti insultati e minacciati anche con spranghe di ferro. Nella descrizione di un giornalista del Corriere della Sera: « Giovanotti muscolosi si applicavano a divellere cassette di immondizie, a staccare dalle pareti di un portico riquadri con i programmi deicinematografi, a spaccare i cavalletti che recingevano un piccolo cantiere di lavori in piazza De Ferrari. Nelle mani dei manifestanti comparvero, stranamente bombe lacrimogene. La sassaiola contro la polizia era incessante. Un agente fu buttato nella vasca della fontana di piazza De Ferrari, altri vennero colpiti dalle pietre e andarono sanguinanti a medicarsi»

In serata il questore Giuseppe Lutri comunicò al Governo l’impossibilità di garantire lo svolgimento del Congresso missino.

L’annullamento del Congresso

Il giorno seguente, il Governo in difficoltà propose di spostare il Congresso a Nervi, ma il direttivo del Movimento Sociale, guidato da Arturo Michelini, respinse la proposta e decise di annullare la manifestazione denunciando: “le gravissime responsabilità che da un lato i sovversivi e dall’altro il governo si sono assunti nel rendere praticamente irrealizzabile un congresso di partito e nel tollerare una sfrontata violazione del codice penale vigente”.

Il 6 luglio a Roma presso la Porta San Paolo fu indetta una nuova manifestazione contro il governo che, vietata all’ultimo, porto a incidenti con la polizia nel corso dei quali morì l’agente Antonio Sarappa. Altre manifestazioni si svolsero poi nei giorni seguenti tra cui quella drammatica di Reggio Emilia in cui furono uccisi dalla polizia cinque manifestanti.

A seguito delle proteste e dello sfaldarsi della propria maggioranza il Governo Tambroni si dimise il 19 luglio.

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