Il bavaglio invisibile (di Simonetta Zandiri)

-di Simonetta Zandiri, Resistenza Viola Piemonte-

Eravamo quasi un milione a Roma quel 5 dicembre, uomini e donne, cittadini liberi pronti a rivendicare quella sovranità che secondo l’articolo 1 della nostra sana e robusta Costituzione dovrebbe appartenerci. Dovrebbe, appunto.

Il maxi emendamento oggi noto come legge bavaglio non era neanche in discussione. Nonostante questo quella marea di cittadini indignati, resistenti e determinati a chiedere le dimissioni di chi oggi rappresenta il peggio della classe dirigente italiana, Silvio Berlusconi, è passata quasi inosservata. Persino RAI3 non ha concesso la diretta, si è limitata ad un piccolo spazio nel TG. Come se un milione di persone che si organizzano “dal basso”, e in meno di due mesi portano a Roma durissimi messaggi di protesta e indignazione, fossero qualcosa che NON si deve dire agli italiani che NON li vedono. Eppure il BAVAGLIO non c’era. O si?

E quando è stata emessa la vergognosa sentenza sui drammatici abusi di potere commessi dalle forze dell’ordine al G8 di Genova del 2001, equiparabili a TORTURA, anche allora non c’è stata la giusta attenzione al tema, in televisione come nei quotidiani, molti dei quali hanno omesso del tutto la notizia o l’hanno inserita in un insignificante trafiletto a pagina 20.

Ci sono silenzi bipartisan, omissioni che vedono complici anche i media che in qualche modo dovrebbero dar voce a quella parte del paese che sta all’opposizione. Quei silenzi inquietanti, quelle disinformazioni su questioni come, nella nostra regione, la TAV Torino Lyone, il nuovo termovalorizzatore del Gerbido, silenzi complici di quel potere che, senza distinzioni di appartenenza ideologica ma per puri interessi economici, ci tiene all’oscuro delle questioni che riguardano tutti noi, cittadini di questa regione, di questa nazione, di questo mondo che vorremmo diverso.

Per oltre un anno i cittadini de L’Aquila, vittime del terremoto, sono state private dei loro diritti fondamentali, e si è realizzato in quell’evento catastrofico quel piano di “comando e controllo delle emergenze” destinato a cambiare per sempre le dinamiche di gestione di situazioni che vanno dalla catastrofe naturale all’emergenza sociale. E la parte mediatica di questo squallido gioco di potere è stata possibile ancora una volta con il silenzio complice di gran parte dei media. E mentre i cittadini de L’Aquila venivano relegati ad un ruolo passivo “taci, subisci, aspetta il tuo turno”, il governo preparava il piano per trasformare anche Protezione Civile in una SPA, creando ancora una volta un ente al di fuori di ogni controllo, pronto a gestire con ampia autonomia qualsiasi tipo di emergenza, con rischi incalcolabili per la nostra democrazia, sempre più su quel piano inclinato che porta alla deriva finale.

Se non fosse stato per quell’intercettazione che ha mostrato come quella notte del 6 aprile 2009 qualcuno, alle 3:32, rideva al solo pensiero del “denaro che sarebbe confluito nelle loro tasche” mentre qualcuno, in quella stessa ora, perdeva la vita, i parenti, la casa, il lavoro, la dignità ed il futuro, noi non avremmo mai saputo. Eppure il bavaglio non c’era, o si?

Lo scandalo “Anemone e la cricca Bertolaso” è stato rapidamente portato sul piano che piace tanto agli italiani, una vicenda quasi gossip, con uno scarso rilievo al diabolico piano (temporaneamente sfumato) di trasformare Protezione CIVILE in una SPA. Proprio in questi ultimi giorni una grande manifestazione di protesta ha spinto oltre 20.000 aquilani a manifestare con grande determinazione, occupando e bloccando anche l’autostrada, ma solo in RETE abbiamo potuto approfondire questa vicenda e conoscere gli aspetti più drammatici della questione aquilana. Eppure il bavaglio non c’è ancora. O si?

La verità, quella che dobbiamo dirci, proprio in occasione della giornata contro il maxi emendamento meglio noto come legge bavaglio, è che il sistema dell’informazione ha ormai raggiunto vette di servilismo imbarazzanti, vergognose, un caso unico anche a livello europeo, e l’opposizione ormai ridotta a fantasma, balbetta o si adegua e non offre segnali per una reale alternativa, forte, credibile, rappresentativa.

Consapevoli di questo silenzio complice di chi ci vuole “ignoranti” il nostro appello oggi va al governo, perché metta fine a questo iter che decreterà la morte della nostra già debole democrazia e va a tutti gli operatori del mondo dell’informazione, a voi giornalisti, un richiamo a non cedere, a resistere con coraggio, a non lasciarsi andare al compromesso per il “quieto vivere”.

Oggi la FNSI manifesta, protesta, chiede un’informazione libera, chiede il rispetto di quell’articolo 21 secondo il quale la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni e censure. Noi siamo al vostro fianco, ma siamo anche una spina nel vostro fianco, a ricordarvi che di quell’articolo resta ben poco anche SENZA questo maxi emendamento.
A ricordarvi che il bavaglio invisibile c’è da troppi anni, ormai e, oggi più che mai, serve il coraggio di tutti, anche il vostro, perché senza coraggio muoiono le democrazie, forse ancora più che per la violenza e dell’arroganza dei loro falsi servitori.
Noi siamo qui, non molliamo e non molleremo mai. E se non sarete voi a raccontare ai cittadini la verità svolgendo quel ruolo di “informatori” che vi compete, ce lo riprenderemo, anche a costo di trasformare migliaia di persone in nuovi “menestrelli” che girano in tutte le città d’Italia diffondendo le informazioni censurate da tutti, perché sappiamo che sono cose che ci riguardano, cose che ci riguardano tutti. Noi resistiamo, coraggiosamente e con determinazione, perché oggi più che mai è un obbligo, un dovere morale al quale non possiamo sottrarci, consapevoli della drammaticità del momento. Fatelo anche voi perché di questo, adesso, ha bisogno l’Italia, di coraggio, lealtà, determinazione. Questa è l’alba di una nuova resistenza.

Simonetta Zandiri

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Una risposta a Il bavaglio invisibile (di Simonetta Zandiri)

  1. Sono completamente d’accordo, il bavaglio purtroppo molti se lo sono già autoimposto, tuttavia questa legge vergognosa non deve passare. La stampa spesso non fà il suo dovere, l’opposizione non esiste, ma noi ci siamo e non riusciranno a fermarci. Ora e sempre resistenza!

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