Genova, 9 anni fa…. l’inferno

Chiedo in principio scusa per l’articolo così lungo e noioso… ma purtroppo questi fatti mi hanno segnato nel cuore e nella mente e per me era difficile dare un freno alle emozioni e al ricordo…

 

Genova, luglio di 9 anni fa, un G8 blindato dentro a gabbie di ferro che hanno isolato i caruggi genovesi dal resto del mondo.

Fuori tantissime persone a manifestare contro i grandi del mondo e la globalizzazione. Infiltrati violenti accendono gli animi e iniziano gli scontri duranti per giorni e giorni che hanno reso la tranquilla e solare Genova in un inferno di fuoco, sangue e fumo.

Probabilmente non ci sono parole per descrivere le sensazioni e le emozioni provate per chi era lì a Genova per manifestare pacificamente il proprio dissenso, la propria voglia di non adeguarsi. L’odore acre dei lacrimogeni e delle auto infiammate, il bruciore alla pelle e agli occhi, il forte odore di sangue rappreso, le manganellate date a caso contro tutti (ragazzi, bambini, donne, anziani, preti e suore, giornalisti e addirittura Vigili del Fuoco, medici ed infermieri), il suono sordo degli spari, le grida, le corse per trovare un riparo sicuro dalla foga distruttrice dei Black Block e delle forze dell’ordine. I pochi Genovesi rimasti in città, alla faccia della loro proverbiale inospitabilità, porgono dalle finestre bottigliette d’acqua, aprono i portoni dei condomini e addirittura le porte di casa ai ragazzi feriti, impauriti e disorientati da tanta violenza gratuita.

Purtroppo questo non era abbastanza, era il preludio di quello che sarebbe successo nel primo pomeriggio di quel 20 Luglio 2001 ovvero la morte con un colpo di pistola di Carlo Giuliani, la successiva terribile perquisizione della Diaz e le atrocità della Caserma di Bolzaneto.

Carlo Giuliani aveva 23 anni e quella caldissima mattina del 20 luglio 2001 non sa se andare al mare oppure partecipare ai cortei contro il G8, la scelta è caduta sul manifestare per un mondo migliore. Carlo non aveva mai sfondato una vetrina di un negozio, era simpatico e solare, viveva con la sua compagna e sua figlia… ufficialmente non si saprà mai cosa successe quel giorno, però provate a parlare con Heidi o con Giuliano Giuliani e capirete… chi ha avuto la fortuna di conoscerlo (ed io fortunatamente sono stato tra quelli ai tempi della scuola) non può credere alle versioni ufficiali e non può soprattutto credere alle definizioni uscite sui giornali ovvero uno spostato, un drogato o un ragazzo-padre snaturato… mentre pochi si chiedono perchè ci sono molte fotografie e filmati (mai diffusi se non tramite i ragazzi del Genoa Social Forum) in cui si vedono nitidamente le bande dei black block iniziare gli scontri per poi ripararsi e riprendere fiato dietro i blindati della polizia, ricevere armi e bastoni da camion in una città dove anche un motorino veniva perquisito prima di accedere alle zone centrali (zona arancio e zona verde), danneggiare vetrine e incendiare autovetture e subito dopo correre per parlare con funzionari delle forze dell’ordine. Ci sono testimonianze di chi li ha visti dentro la questura, confabulare con gli agenti parlando in tedesco e in inglese, o uscire dalle caserme la mattina presto in quei giorni. Ci sono immagini di come le forze dell’ordine, durante le cariche e i pestaggi, li schivassero puntando contro cittadini inermi e con le braccia alzate. Perchè tutto questo?

Resta egualmente difficile capire quello che è successo quel giorno in Piazza Alimonda, verso le 15 (come testimoniato da numerose fotografie scattate) la piazza era affollata ma tranquilla. Improvvisamente dopo pochi minuti, nonostante l’atmosfera calma all’interno dei manifestanti, è scattato un lancio di lacrimogeni e una susseguente carica da parte dei Carabinieri. A questo punto la tensione salita alle stelle, un filmato ripreso dalla telecamera posta nel casco di un carabiniere mostra chiaramente un gruppo di carabinieri picchiare un manifestante rimasto isolato e poi trascinarlo a terra come un sacco insanguinato da via Crimea a via Ilice e per circa ottanta metri sino in piazza Alimonda. Secondo le ricostruzioni basate su numerose fotografie della piazza e testimonianze, i carabinieri si sarebbero preparati a caricare senza che ci fosse stato alcun segno di ostilità da parte dei manifestanti. Durante le molte inchieste della magistratura e giornalistiche si è potuto notare con certezza che questa carica precludeva ogni possibile via di fuga ai manifestanti (a parte l’impossibile manovra di tornare indietro lungo via Tolemaide verso le cariche delle altre forze dell’ordine). Infatti alcuni manifestanti avevano cercato prima di bloccare le cariche dei Carabinieri con cassonetti e poi, essendo preclusa ogni via di fuga da quella barbarie, di contrattaccare per farsi strada nella direzione opposta. Quello che è successo alla fine è purtroppo noto a tutti

Chi ha seguito da vicino quei fatti e chi ha visto quelle immagini la sera era convinto che peggio di così non potesse essere, che oramai si era giunti al culmine della violenza. Ma ahimè ci sbagliavamo tutti, gli sconti sono ripartiti con la stessa ferocia il giorno dopo nella zona delle Fiere di Genova e in Piazza Rossetti per poi proseguire in Corso Italia dove migliaia di manifestanti pacifici lontani qualche chilometro dai black block e dagli incendi di banche e negozi sono stati assaliti al canto di “Faccetta Nera” con manganelli, fumogeni e proiettili di gomma.

Ma anche in questo caso non si era raggiunto l’epilogo della violenza, la sera stessa di quel sabato 21 luglio la Polizia (ufficialmente per un lancio di sassi contro una pattuglia della polizia di passaggio nella zona) fa irruzione nella scuola Diaz e nell’adiacente scuola Pascoli. Centinaia di ragazzi che dormivano all’interno della Diaz sono stati barbaramente picchiati e seviziati, nonostante non avessero opposto resistenza ma si erano presentati con le mani alzate in segno di pace. Il bilancio è molto grave… 63 feriti di cui tre gravissimi con prognosi riservata: la studentessa tedesca di archeologia Melanie Jonasch (che presentava trauma cranico cerebrale con frattura della rocca petrosa sinistra, ematomi cranici vari, contusioni multiple al dorso, spalla e arto superiore destro, frattura della mastoide sinistra, ematomi alla schiena e alle natiche, rimasta in coma per due giorni), il tedesco Karl Wolfgang Baro (che presentava trauma cranico con emorragia venosa) e il giornalista inglese Mark Covell (che presentava mano sinistra e 8 costole fratturate, perforazione del polmone, trauma emitorace, spalla e omero e trauma cranico, oltre alla perdita di 16 denti, e il cui pestaggio, avvenuto a metà strada tra le due scuole, venne ripreso in un video). Per quanto riguarda la scuola Pascoli, utilizzata dal Genoa Social Forum come infermeria e media center, non ci sono stati feriti ma “solamente” danneggiamenti irreparabili all’attrezzatura video ed informatica su cui erano registrati i filmati, le testimonianze e il furto dei documenti relativi alle violenze durante i cortei, che sarebbero stati utilizzati il giorno seguente per una denuncia a carico delle forze dell’ordine.

Le forze dell’ordine, dopo la perquisizione e per motivare tale violenza, mostrano in conferenza stampa gli oggetti rinvenuti: alcune sbarre metalliche, che si riveleranno provenire dal cantiere per la ristrutturazione della scuola, e 2 bombe molotov, che si scoprirà essere state sequestrate il giorno stesso in tutt’altro luogo e portate all’interno dell’edificio dalle stesse forze dell’ordine (un video, divenuto famoso, dell’emittente locale Primocanale mostra infatti il sacchetto azzurro con le molotov in mano ai funzionari di polizia che porterà un agente coinvolto ad ammettere di aver ricevuto l’ordine di portarle davanti alla scuola).

Chi credeva, a questo punto, di aver visto tutto il possibile…. non aveva ancora saputo o conosciuto la Caserma di Bolzaneto (un quartiere nella periferia nord-ovest di Genova). Le persone fermate e arrestate durante i giorni della manifestazione furono, nella maggioranza dei casi, condotte in questa caserma, utilizzata per l’occasione come centro identificazione e detenzione temporanea dei fermati. Come stabilito anche dalla magistratura a Bolzaneto, non solo venivano identificati e trattenuti i manifestanti, ma venivano anche perpetrate violenze fisiche e psicologiche, una sistematica mancanza di rispetto dei diritti legali degli imputati (impossibilità di essere assistiti da un legale o di informare qualcuno del proprio stato di detenzione); gli arrestati raccontano “costrette a stare in piedi per ore e ore, fare la posizione del cigno e della ballerina, abbaiare per poi essere insultati con minacce di tipo politico e sessuale, colpiti con schiaffi e colpi alla nuca e anche lo strappo di piercing anche dalle parti intime. Molte le ragazze obbligate a spogliarsi, a fare piroette con commenti brutali da parte di agenti presenti anche in infermeria”. Inoltre riferiscono di “un clima di euforia tra le forze dell’ordine per la possibilità di infierire sui manifestanti, e riportano anche invocazioni a dittatori e ad ideologie dittatoriali di matrice fascista, nazista e razzista”. (Tratto da Wikipedia). E’ bene ricordare che i giudici, nei giorni successivi, hanno scarcerato tutti i manifestanti per l’insussistenza delle accuse che ne avevano provocato l’arresto.

Il 5 marzo 2010 alla conclusione del processo di secondo grado i giudici d’appello hanno emesso 44 condanne per i fatti di Bolzaneto, molte delle quali cadute in prescrizione. Addirittura Amnesty International è intervenuta sulla sentenza, sottolineandone l’importanza della sentenza e il riconoscimento ufficiale da parte dello Stato Italiano che a Bolzaneto vi furono «gravi violazioni dei diritti umani». I legali di Amnesti Internationale aggiungono che la prescrizione sarebbe stata impedita se l’Italia avesse già introdotto nel suo sistema penale il reato di tortura, come vi è obbligata dalla firma della Convenzione ONU contro la Tortura del 1988.

E’ ancora più shockante, oggi, rileggere la storia insangunata dell’Italia e trovare mille analogie con altri mesi di luglio passati. Non può non venire in mente il luglio del lontano 1960 in cui la Polizia, contrastando i cortei nati dopo i fatti di Genova e contro il carovita, ha ucciso manifestanti con manganelli e pallottole a Reggio Emilia, Licata, Catania e Palermo; non può non venire in mente il 19 luglio 1992 in cui venne ucciso il giudice Borsellino dalla Mafia e da parti deviate dello stato così come era successo qualche mese prima al giudice Falcone; al G8 di Genova in cui la Polizia ha assalito i manifestanti con l’ausilio di infiltrati nei cortei atti a far nascere gli scontri e a legittimare quella violenza e quelle torture.

9 anni sono passati da quel tragico week end genovese di luglio, da un lato sembra passato tantissimo tempo e dall’altro sembra ieri… ad ogni manifestazione, ad ogni macchina che brucia, ad ogni sirena udita la mente vola là a Genova e a Carlo…

Enrico Arillo

 

 

Le immagini dell’uccisione di Carlo Giuliani -Immagini molto violente, si sconsiglia la visione-

La Polizia: Speriamo che muoiano tutti quei balordi che manifestano – 1 a 0 per noi

I carabinieri arretrano… infiltrato o coraggioso?

Immagini della violenza della Polizia

Il video della perquisizione alla Diaz, con l’audio di giornalisti e delle telefonate al centralino della Questura e al 118 dei cittadini (intorno al minuto 5:10 c’è anche una telefonata di un poliziotto, da ascoltare):

Genova Brucia, la canzone di Simone Cristicchi sui fatti del G8

Piazza Alimonda, la canzone di Francesco Guccini su Genova, il G8 e Carlo Giuliani

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