Parma: green city, green economy VS inceneritore e cementificazione

Mentre il Sindaco Vignali in pompa magna annuncia il progetto “Green City” per Parma con una secca riduzione delle emissioni di CO2 e produzione energetica pulita attraverso un abizioso progetto di rigenerazione urbana utilizzando la leva della green economy come fattore di sostenibilità sociale, economica ed ambientale, il cantiere della nuova centrale energetica “pulita” del Comune di Parma (ovvero l’inceneritore, pardon termovalorizzatore) procede a suon battuto senza subire stop o rallentamenti e così pure la cementificazione selvaggia che inghiotte ogni anno km quadrati di campi e di verde.

Ascoltando la conferenza stampa e leggendo i comunicati del Sindaco, aleggia un’immagine di una città verde e sana con un’inceneritore fantascientifico che produce energia pulita dove entreranno rifiuti (civili, industriali, speciali, carta, plastica, etc.etc. con una diminuzione naturale della raccolta differenziata) e magicamente al suo interno si trasformeranno in alberi e prati; il fumo che si vedrà alzarsi dai camini non sarà altro che innocuo vapore profumato. Naturalmente tutti sanno che non sarà così, ma per il Sindaco l’importante è che la città appaia nella forma ma non nella sostanza.
Come se non bastasse bisogna aggiungere, al quadro “verde” di Parma, anche la cementificazione selvaggia che nel biennio 2005-2007, nel solo comune di Parma, ha inghiottito campi coltivabili e verde per una superficie pari a 160 campi da calcio (fonte Legambiente), piazzandosi al terzo posto, in Italia, dopo Roma e Venezia. Tale situazione, purtroppo, non è calata in questi ultimi anni portando, nelle scorse settimane, anche il presidente della Camera di Commercio Andrea Zanlari a denunciare il fatto, facendo altresì presenti i rischi della cementificazione e impermeabilizzazione del suolo a danno del terreno agricolo e del verde cittadino, presagendo addirittura la fine del Parmigiano reggiano per mancanza di pascoli e di foraggio.

Ritornando agli inceneritori, la settimana scorsa sono stati chiusi, da parte della magistratura, gli impianti (analoghi a quello che sorgerà ad Ugozzolo) a Pietrasanta (LU) e Lecce per forte inquinamento da diossina nelle falde acquifere e nei terreni (con, addirittura, tracce di questo inquinante tossico e cancerogeno anche nelle carni e nel latte). A Terni, così come a Brescia, l’incidenza di tumori e malformazioni neonatali è alle stelle. A Reggio Emilia, invece, l’inceneritore verrà chiuso perché non economicamente conveniente.

Proprio per questo motivo da mercoledì a domenica scorsa è stato organizzato un presidio di informazione e sensibilizzazione che ha visto alternarsi, ininterrottamente giorno e notte, gli aderenti al Partito della Rifondazione Comunista, Popolo Viola di Parma, Liberacittadinanza, Comitato Gestione Corretta dei Rifiuti, Partito Comunista dei Lavoratori, Movimento 5 Stelle e molti cittadini preoccupati per la realizzazione di questo eco-mostro.

Naturalmente questa è la visione che traspare seguendo la vicenda inceneritori, cementificazione e green city. L’auspicio, che tutti abbiamo, è che il Sindaco, con questo nuovo e ambizioso progetto, inverta la rotta fino a qui seguita e prosegua, in maniera incisiva, in una linea ambientale forte (chiusura inceneritore, utilizzo delle alternative per lo smaltimento dei rifiuti e stop alla cementificazione).

Enrico Arillo

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