Controversia sulla legge elettorale italiana – CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO

Dalle note di Mauro Anetrini http://www.facebook.com/profile.php?id=100000015463985

<<La puntata finale. Per noi tutti. Divulgate, per favore.>>

“Trascrivo qui di seguito il testo delle considerazioni finali alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in riferimento alla controversia sulla legge elettorale.
Se davvero si andrà a votare, facciamo almeno in modo di andarci con una legge accettabile.
Ho bisogno del vostro sostegno.

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
– Sezione Seconda –
Consiglio d’Europa – Strasburgo, Francia

Ricorsi nr. 11929/08 – 15726/08
Anetrini e Alessio – ARATO E ALTRI c. Italia
Considerazioni Finali

Le considerazioni svolte nell’atto di ricorso e nelle memorie integrative successivamente depositate consentono, a questo punto della trattazione della causa, di enunciare le conclusioni attraverso il semplice richiamo alla richiesta inizialmente formulata e la confutazione delle osservazioni inoltrate dal Governo della Repubblica Italiana.
Intanto, deve essere respinta in quanto infondata e pretestuosa la richiesta di stigmatizzazione di cui alla premessa delle menzionate deduzioni. La difesa dei ricorrenti non ha mai violato, perché non era neppure possibile farlo, l’obbligo di riservatezza imposto dal Regolamento di codesta Corte in ordine alle trattative in corso. Nessuna trattativa, neppure in via di ipotesi, è mai iniziata tra le parti, né alcun argomento è mai stato indicato in vista del raggiungimento di un possibile accordo,per la semplice ragione che i diritti oggetto della contesa non sono negoziabili in quanto – come il Governo della repubblica Italiana non può non sapere – diritti politici di tutti i cittadini tutelati dalla Costituzione Italiana e dalla Convenzione e non rientrano nella disponibilità dei ricorrenti.

In questo senso, dunque, e non in quello strumentale proposto dai nostri avversari devono essere intese le dichiarazioni riportate dagli organi di stampa:il richiamo al rispetto della Costituzione e della Convenzione e la convinzione che soltanto una dichiarazione di illegittimità di quelle norme può concretamente ristabilire il diritto violato.

Dica, piuttosto, il Governo – che tanto si ostina, in questa sede, a sostenere la legittimità di questa legge – per quale ragione e con quale coerenza alcuni suoi autorevoli esponenti, tra i quali si annovera l’ideatore della Legge medesima , non hanno esitato a definirla con termini che si trascrivono soltanto in nota per rispetto della Corte e della serietà della materia in discussione.

E, d’altra parte, la non negoziabilità del diritto in contesa è diretta conseguenza della gravità del vulnus arrecato alla norma della Convenzione di cui si assume la violazione e della inadeguatezza, in fatto e in diritto, della replica governativa.

Affidando al prudente apprezzamento della Corte il giudizio sulla avvenuta realizzazione della compressione del più elementare tra i diritti che connotano una moderna democrazia liberale – concretizzatasi nella privazione del diritto di scegliere i rappresenti che compongono il corpo legislativo associata alla previsione di nullità del voto che, invece, esprime la preferenza -, il Governo italiano risponde, per un verso, evocando sistemi elettorali assolutamente incomparabili a quello italiano – non fornendo, inoltre, alcuna spiegazione sulle pretese similitudini con le leggi elettorali di Francia, Germania, Inghilterra – e, per altro verso, appellandosi a proposizioni metagiuridiche di assoluta inconsistenza, quali sono i riferimenti al beneficio che deriverebbe dalla minore spesa per la campagna elettorale.
Il Governo della Repubblica Italiana difende ciò che non può essere difeso e che è già stato dichiarato, neppure troppo implicitamente, illegittimo con la sentenza della Corte Costituzionale Italiana trascritta nella memoria del 29 maggio 2009.

Per concludere:
una legge che, senza prevedere per legge lo svolgimento obbligatorio delle c.d. primarie, cancella il diritto dei cittadini di scegliere liberamente i rappresenti della Nazione nel corpo legislativo rappresenta una limitazione intollerabile alla libertà politica e crea i presupposti per la trasformazione di un sistema democratico in un sistema totalitario nel quale i pochi controllano i molti e nel quale il Parlamento è svuotato di ogni autonomia e indipendenza.

L’art. 3 del Protocollo addizionale alla Convenzione, dunque, è violato nei principi che esprime e nelle libertà che protegge.

Codesta Corte, unica Autorità alla quale si può ricorrere per la tutela di quei diritti e per la rivendicazione della libertà calpestata, saprà certamente fare Giustizia assumendo una decisione che ristabilisca il diritto e riconduca l’Italia nel novero dei Paesi che non si limitano a dire di essere, ma sono davvero e realmente democratici.

L’entità del risarcimento richiesto – 1 euro per ciascuno dei ricorrenti – giustifica la decisione di rimettere all’apprezzamento della Corte la liquidazione degli onorari dello scrivente difensore.

Con osservanza,
Torino/kabul, 6 agosto 2010

Mauro ANETRINI
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I ricorsi presentati dai cittadini italiani sembrano essere stati numerosi, tra i quali molti calabresi.
Dichiara l’avv. Natalina Raffaelli del Foro di Catanzaro. ” La decisione della Corte di Strasburgo rappresenta uno splendido esempio di democrazia diretta e di partecipazione dei cittadini all’attuazione concreta della Repubblica, cosi’ come delineata dalla Costituzione italiana”.

—> http://www.diritto-oggi.it/archives/00046389.html

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