Una doverosa risposta al Dott. Villani sui presunti successi antimafia dell’attuale Governo.

-di Carlo Cantini, Libera Parma-

Antimafia: un quadro complesso, non solo arresti e confische

Una doverosa risposta al Dott. Villani sui presunti successi antimafia dell’attuale Governo

Non si capisce se sia peggio andare in vacanza o rimanere al lavoro per paura dei guai depressivi da rientro. Ma anche se, eroicamente, si rimane al proprio posto sotto il sole d’agosto, qualche guaio capita sempre. A volte problemi di obnubilamento della  memoria… Almeno così sembra che sia capitato al Dott. Giuseppe Villani in questo agosto nefasto per i colori azzurri (nel senso del partito e dell’arte pedatoria) e per chi “sta con Silvio”. E mi sto riferendo all’articolo pubblicato recentemente su alcuni media locali nel quale il Dott. Villani elogia il governo Berlusconi per i risultati antimafia raggiunti, visto l’elevato numero di arresti di boss mafiosi registrati negli ultimi due anni e la confisca dei loro patrimoni. E siamo daccapo! È sempre così, è un vizio nazionale, un virus da arco costituzionale direi, nel senso che nessuno, da destra a sinistra,  ne è immune.

Se mettiamo sulla bilancia il buono e il cattivo che ha fatto il governo Berlusconi, il peso del secondo farebbe volare il leggerissimo “buono” che prenderebbe l’abbrivio lunare e chissà se lo rivedremo.

Il Dott.Villani è tra coloro i quali credono ancora che soprattutto attraverso le azioni repressive si possa vincere la mafia, mentre i fatti ci dicono che tale convinzione è come asciugare il pavimento con il rubinetto che ancora perde acqua.

La lotta alle mafie deve essere combattuta su tanti fronti, alcuni dei quali ancora non aperti. Ma questo dopo.

Gli arresti, Dott.Villani, li fanno le forze dell’ordine e la magistratura, non il governo. Forse potrebbe essere utile ricordarci che da più fronti proprio le forze dell’ordine non si sentono tutelate e supportate dall’azione del Governo, evidenziando carenza di personale, di mezzi e risorse, dati preoccupanti che incidono sulla sicurezza dei cittadini da Lei a più riprese sbandierata.

È insufficiente emanare qualche norma per far credere in un impegno di lotta alla mafia (vedi la confisca dei beni anche se  l’imputato mafioso è deceduto). Rispetto ai sequestri e alle confische, ricordiamo che sono opera dei magistrati, «questi poveri dementi psicopatici», a detta del Presidente Berlusconi. E Lei, se non sbaglio, sta con Silvio.

La cosiddetta battaglia antimafia del Presidente Berlusconi, di Marcello Dell’Utri, ossia di chi dava lavoro allo stalliere-eroe Vittorio Mangano, reggente (lo ricordiamo) del mandamento di Porta Nuova, presenta diverse insensatezze.

Cominciamo dalla più scandalosa: la cosiddetta “legge bavaglio”. Mi premerebbe sottolineare come il Presidente Berlusconi abbia dovuto fare un passo indietro per i conflitti ancora attivi all’interno della maggioranza. Basterebbe leggere qualsiasi quotidiano, soprattutto quelli di proprietà del Presidente del Consiglio. Al di là dei conflitti però, resta il fatto che questa cosiddetta legge impedisce la libertà d’informazione, minando seriamente il contrasto alle mafie. Malauguratamente andasse in porto, come avremmo conosciuto le vicende processuali del Casalese Raffaele Capaldo implicato nell’ “Operazione Ducato”  della Parmalat di Callisto Tanzi?

Lo Scudo Fiscale. Ha permesso il rientro di capitali mafiosi (limitiamoci a quelli) nel completo anonimato. A questo punto la domanda sorge spontanea: «Lei, è a conoscenza di come funziona lo scudo fiscale negli altri Paesi europei e negli USA?».

Restando con uno sguardo in casa nostra, potremmo chiedere cortesemente al signor Aldo Bazzini sui vantaggi dello scudo fiscale: «All’epoca io avevo la disponibilità di circa 500.000 € che erano rientrati dall’estero grazie allo scudo fiscale  e che erano transitati sulla banca commerciale di Parma filiale di via Montanara». (Cfr.  Interrogatorio di Aldo Bazzini del 14/9/2006 nel carcere di Parma).

La vendita all’asta dei beni confiscati. Essa costituisce un grosso rischio di riappropriazione del bene stesso da parte di prestanome di boss malavitosi. E alcuni recenti arresti lo confermano. Verrebbe da chiederle: Lei, o il suo vicino di casa, acquisterebbe la tenuta di Grazzanise che era di “Sandokan” Schiavone? Acquisterebbe un bene ancora gravato da notevole ipoteca bancaria? Acquisterebbe un bene co-intestato oppure ancora occupato da un mafioso? La complessa realtà dei beni confiscati presenta ancora molte problematiche irrisolte, nonostante la condivisa realizzazione dell’Agenzia per i beni confiscati, chiesta da Libera al Governo Prodi fin dal 2006.

Il disegno di legge che implica l’impossibilità del pubblico ministero di reperire notizie di reato autonomamente, ma solo su segnalazione della polizia giudiziaria, quest’ultima alle dirette dipendenze del governo, la separazione delle carriere, l’obbligatorietà dell’ azione penale, la riforma sui collaboratori di giustizia. Il processo breve.  I tagli alle forze dell’ordine .

Questa lettera potrebbe diventare un saggio breve su come non fare antimafia.

Ecco qual è l’azione di governo, trovandosi di fronte a un fenomeno la cui estensione sembra essere avvolta ancora dalle nebbie padane. A questo punto, Dott. Villani, è fondamentale citare parte del suo articolo:

«Perché lo Stato oggi ha la possibilità di affrontare con rinnovata forza  la lotta alle mafie con l’obiettivo di assestare un colpo mortale alla criminalità organizzata entro questa legislatura».

«Colpo mortale»? Questa frase si commenta da sola.

Caro Dott. Villani, forse non ricorda oppure non ha seguito attentamente l’epopea del maxi processo a Cosa Nostra, la vicenda umana e professionale di Borsellino e Falcone. In quel periodo si, eravamo ad un passo dall’assestare un colpo mortale alla mafia. Guarda caso però, nel 1988, Giovanni Falcone, invece di essere promosso a Consigliere Istruttore della Procura di Palermo (Caponnetto si era fatto da parte apposta), gli fu preferito Antonino Meli, responsabile dello smembramento del pool antimafia. Converrebbe a tutti riascoltare le parole di Antonino Caponnetto in una celebre intervista rilasciata a Gianni Minà. (cfr. youtube – Minà intervista Caponnetto).

Probabilmente per dare un “colpo mortale” alla mafia bisognerebbe:

  • rafforzare con strumenti e mezzi le forze dell’ordine e la magistratura;
  • potenziare gli strumenti di investigazione finanziaria coinvolgendo maggiormente i partners europei;
  • attivare non solo protocolli ma forti strumenti di controllo degli appalti (controllo della filiera dei subappaltatori);
  • attaccare i patrimoni economici non solo dei mafiosi ma anche di chi si macchia di corruzione contro la cosa pubblica;
  • informarsi, distinguere per non confondere, costruendo quel NOI che ci rende cittadini attivi e responsabili, che scelgono chiaramente da che parte stare e per chi votare. La lotta alla mafia è impegno di tutti, indistintamente, senza deleghe.

Ma non basta. Pochi ancora sanno che le mafie non sono solo organizzazioni criminali con scopo di lucro e non è necessaria solo l’azione repressiva di cui lei si fa portavoce. Le mafie sono agenzie educative, come la famiglia, la scuola, centri di aggregazione, ecc. Le Mafie educano, promuovono cultura (mafiosa), ed è questo che dovrebbe essere ampliato come concetto, agito come progetto e potenziato dall’informazione.

Le Mafie si basano su progetti educativi informali, agiti nel quotidiano, alla cui base sta il pensiero unico mafioso indiscutibile e implacabile. Progetto educativo che viene trasmesso fin da quando si è bambini non solo nelle regioni del sud Italia ma anche al nord, anche nel parmense. Estirpare diventa molto complicato. Le Mafie ti offrono un mondo, e la politica?

Per sconfiggere le Mafie bisogna agire sul territorio urbano ogni giorno, senza sosta. In ampie zone urbane e centri minori del nostro Paese, per i giovani non esistono strutture di aggregazione: si va dalla poltrona di casa agli spazi globali degli ipermercati, i cosiddetti non-luoghi. Il resto è strada.

La Mafia non nasce sotto i cavoli, così, dal giorno alla notte, ma si viene educati alla cultura mafiosa giorno dopo giorno. Mi piace concludere ricordandoci le parole di Mario Schermi, formatore presso il Ministero di Giustizia sui temi dei bambini educati alle mafie: «l’educazione non si insegna ma si trasmette». E al posto di educazione possiamo mettere legalità, antimafia e tanto altro.

Carlo Cantini, Coordinamento Libera Parma, associazioni, nomi e numeri contro le mafie.

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