Torino non perdona

-di Patrizia Penna-

E’ successo di nuovo, è successo a Torino, è successo alla festa del PD, che per gli organizzatori si sta trasformando in un incubo senza fine. Forse finalmente qualcuno penserà di chiedere conto a chi ha deciso di invitare alla festa nazionale del principale partito di opposizione(???) personaggi equivoci e facilmente criticabili. Chi è dunque il genio che ha ritenuto opportuno invitare Schifani e Bonanni? Chi lo paga, al soldo di quale partito lavora? Perché se lavora davvero per il PD meriterebbe il licenziamento in tronco ed una richiesta da parte del PD di risarcimento per i danni di immagine arrecati al partito da scelte cosi scellerate. Tra tutti i sindacalisti che potevano essere invitati nella città della Fiat perché proprio Bonanni, uno che nella vicenda dei 3 operai Fiat di Melfi licenziati, riammessi al lavoro dal tribunale ma lasciati fuori dai cancelli dalla dirigenza di Torino ha sostenuto” la Fiat non cada nelle provocazioni e nella trappola della Fiom”?

Uno che davanti alla gravissima decisione di ieri di Federmeccanica di disdettare il contratto collettivo dei metalmeccanici del 2008, l’ultimo firmato da tutti i sindacati compresa la Fiom(per Federmeccanica vale l’accordo del 2009 siglato con le sole Cisl e Uil)ha affermato in un’intervista al Messaggero che la decisione di Federmeccanica cambia in meglio le cose perché esaurisce prima il vecchio contratto e applica prima il nuovo.

I contestatori, nonostante la condanna unanime, difendono le proprie ragioni: “Riteniamo inaccettabile invitare alla Festa del Pd un personaggio come Bonanni, che dovrebbe tutelare i diritti dei lavoratori. Bonanni è uno dei principali artefici della cancellazione del contratto nazionale dei metalmeccanici”. Io ritengo che abbiano ragione e che prima di criticarne i metodi bisognerebbe farsi un’analisi di coscienza. Chi dunque fomenta l’odio ed esacerba i toni in questo Paese: una cinquantina di persone che fischiano a Schifani dopo essere stati lasciati fuori dalla sala o un Ministro della Repubblica Italiana che alza il dito medio e spernacchia il Presidente della Camera davanti alla stampa nazionale? Un gruppetto di ragazzi dei centri sociali che criticano Bonanni lanciando dei fumogeni dopo che dalla platea è stata loro lanciata una sedia addosso o Bossi che invoca la guerra civile a suon di fucili e milioni di uomini padani pronti all’invasione? E quando il segretario del Pd Bersani ha affermato oggi che “Si è trattato di un atto di intimidazione e di vera e propria violenza, un attacco squadrista. E’ inconcepibile che una festa popolare, che vive nel pieno centro della città, possa essere attaccata in questo modo. Attendiamo di conoscere dal ministero dell’Interno quali misure preventive e repressive siano state prese per impedire un episodio del genere” dobbiamo preoccuparci? Di che misure repressive può essere capace un uomo che ha riempito il nostro Paese di C.I.E. e che ha azzannato un poliziotto al polpaccio? Di cosa veniamo minacciati? Dell’istituzione di uno Stato di Polizia?

Fonte: http://tabularasainformazione.wordpress.com/2010/09/08/%c2%a0torino-non-perdona-di-patrizia-penna/

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Una risposta a Torino non perdona

  1. Riccardo Zoggia ha detto:

    Purtroppo non è la prima volta, e temo che non sarà l’ultima, che i ruoli vengono invertiti. Io spero e mi auguro che tanti “popoli viola” sorgano nel nostro paese, perché non ci sono molte speranze da nessun’altra parte! Grazie.

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