Rifiuti Abruzzo, soldi a politici Pdl: arrestato assessore, indagati due senatori

Fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=119783

ROMA (22 settembre) – L’assessore alla Sanità della Regione Abruzzo, Lanfranco Venturoni (Pdl), 59 anni, è stato arrestato questa mattina a Teramo dalla squadra mobile di Pescara. Il provvedimento è stato emesso dalla procura di Pescara a seguito di un’inchiesta sui rifiuti scattata nel 2008. Con Venturoni, ora ai domiciliari, arrestato anche il noto imprenditore Rodolfo Valentino Di Zio, 68 anni, proprietario della De.co, azienda leader nel settore rifiuti. Anche lui è agli arresti domiciliari.

Nell’inchiesta sono indagate 12 persone, tra cui i senatori del Pdl Paolo Tancredi, 44 anni, e Fabrizio Di Stefano, 45 anni, con l’accusa di corruzione e associazione a delinquere. Gli altri indagati sono la consigliera regionale ed ex assessore ai rifiuti e alla protezione civile, Daniela Stati (38) – dimessasi dopo il suo coinvolgimento in un’altra inchiesta della Procura dell’Aquila e ora passata dal Pdl al gruppo misto; l’attuale sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi (49), del Pdl; Ettore Ferdinando Di Zio (65), presidente della Deco; Vittorio Caldarella (74), di Roma, ex Ad della Team; Giovanni Faggiano (51), di Brindisi; dimessosi nel luglio scorso da Ad di Team; Sergio Saccomandi (44), successore di Venturoni alla presidenza della Teamtec; Ottavio Panzone (56), Paolo Bellamio (56), di Mestre (Venezia).

Le indagini che hanno portato agli arresti domiciliari di Venturoni per corruzione, peculato e abuso d’ufficio, sono durate circa due anni e sono state condotte da un pool di tre magistrati della Procura di Pescara guidata dal procuratore capo, Nicola Trifuoggi, e i pm, Gennaro Barone e Annarita Mantini. Il gip che ha concesso le misure cautelari è Guido Campli. Secondo gli inquirenti si tratta di una delle più grosse indagini mai fatte in materia sul territorio nazionale e certamente la più importante condotta dalla Procura di Pescara in merito ai rifiuti. Gli indagati stavano cercando di realizzare un inceneritore in Abruzzo. Gli arresti di oggi sono parte dell’inchiesta madre dalla quale è stato stralciato il provvedimento che nello scorso agosto mise agli arresti domiciliari l’ex assessore all’Ambiente della Regione, Daniela Stati.

I senatori Tancredi e Di Stefano avrebbero chiesto e ottenuto dagli imprenditori Di Zio il versamento di alcune decine di migliaia di euro a favore dei candidati a sindaco, poi eletti il 6 giugno 2009, di Teramo, Maurizio Brucchi, e Pescara, Luigi Albore Mascia, contributi elettorali versati una decina di giorni prima delle elezioni. Inoltre, la Deco, proprietaria dei locali della sede regionale del Pdl a Pescara non avrebbe fatto pagare per un certo periodo l’affitto. A ciò si aggiunge che Fabrizio Di Stefano avrebbe chiesto e ricevuto da Rodolfo Di Zio «20 mila euro», con due bonifici distinti «accreditati in Napoli il 29 maggio e il 3 giugno 2009, al candidato al parlamento Europeo Crescenzio Rivellini, che ne girava 5 mila con proprio assegno a Di Stefano». Questo assegno risulta incassato da Di Stefano «in Chieti il 4 giugno 2009, su proprio conto corrente».

I Di Zio avrebbero anche promesso al senatore Di Stefano «che in tal modo consolidava la propria posizione di potere e prestigio personale nell’ambito del partito, futuro aiuto economico ed elettorale, da specificarsi volta per volta (come è accaduto per i candidati Albore Mascia e Rivellini), per se e per i candidati a lui legati». Stessa cosa i Di Zio hanno promesso all’assessore alla sanità Lanfranco Venturoni e al senatore Paolo Tancredi, il tutto in un periodo che va dal novembre 2008 al maggio 2009. Secondo l’accusa Di Stefano avrebbe anche esercitato «opportune pressioni sull’assessore all’ambiente Daniela Stati, ponendo Rodolfo Di Zio in rapporto privilegiato con la Stati, affinchè si dessero le condizioni normative che il senatore Di Stefano sapeva essere attese dai Di Zio, poichè era stato loro promesso l’affidamento senza gara pubblica dell’appalto per la costruzione e gestione dell’inceneritore».

La Stati è indagata per favoreggiamento, perchè, sentita dai Pm come persona informata dei fatti e sulle pressioni ricevute, «eludeva le investigazioni in ordine al delitto di corruzione». Ma Di Stefano è finito nel mirino degli investigatori anche per la vicenda dei rifiuti nel Chietino in merito alla discarica di Lanciano. Per i Pm sarebbe responsabile dell’allontanamento dai vertici del Consorzio Comprensoriale di Lanciano di Riccardo La Morgia, peraltro uomo di area di centrodestra. La Morgia aveva avviato nel 2009 una azione per ridurre le tariffe ai comuni e di conseguenza alla popolazione e per realizzare un impianto di biocompostaggio «che avrebbe reso antieconomico» quello dei Di Zio a Casoni (Chieti). Pertanto – sostengono i Pm – «i Di Zio avevano interesse a sostituire La Morgia con persona disposta a fare i loro interessi anzichè quelli della collettività», e inoltre a modificare una legge regionale che imponeva il 40% di raccolta differenziata che avrebbe reso «impossibile la realizzazione del piano delittuoso». In questo caso è coinvolto anche l’assessore Venturoni che avrebbe esercitato sulla Stati «indebite pressioni». Sia Venturoni che Di Stefano e Tancredi avrebbero poi chiesto al senatore marsicano e coordinatore abruzzese del Pdl, Filippo Piccone (non indagato), a sua volta interessato alla costruzione di un inceneritore, di «non intralciare il progetto delittuoso».

La vicenda ruoterebbe intorno al progetto di un impianto di bioessiccazione di rifiuti Tmb in località Carapollo da realizzare sui terreni della società pubblica di gestione dei rifiuti a Teramo, la Team. Secondo l’accusa Di Zio – in un periodo che va dal 2006 al 2009 – per realizzare senza gara di appalto il termovalorizzatore, avrebbe elargito denaro, e l’assessore Venturoni avrebbe messo a disposizione la Team per riuscire nel progetto. L’inchiesta è basata su intercettazioni dalle quali con acquisizioni mirate si è arrivati al sequestro di documenti e prove documentali.

Venturoni, all’epoca dei fatti presidente della Team, dalla quale si è dimesso nel novembre 2009 – 11 mesi dopo essere stato nominato assessore alla sanità della neo Giunta Chiodi – è accusato di «appropriazione di risorse pubbliche, concretanti peculato, tutte funzionali al congegnato e sistematico piano di svuotamento per successiva acquisizione della Deco, delle utilità patrimoniali appartenenti alla Team, con lo scopo ultimo di far ottenere alla predetta azienda privata, senza il ricordo al metodo dell’appalto pubblico, la costruzione e la gestione di un impianto di bioessiccazione di rifiuti a Teramo». Nell’inchiesta è citata anche la Ecodeco di Milano, alla quale sia Venturoni che Di Zio avrebbero offerto, in cambio della cessione gratuita della tecnologia per l’impianto teramano, di essere «ammessa a partecipare della realizzazione di un impianto di incenerimento di rifiuti in Abruzzo», con l’affidamento diretto dell’appalto «ad una società a cui avrebbero partecipato tanto i Di Zio quanto la Ecodeco».

Di Stefano e Tancredi: tranquilli e sereni. «Sono stato raggiunto da un avviso di garanzia le cui motivazioni vengo a conoscere dagli organi di stampa. Se siano queste o altre poco mi importa, perchè in questa e in qualunque altra vicenda sono assolutamente tranquillo e sereno, non avendo mai in alcun modo compiuto atti che violino le leggi – dice Di Stefano – Chi mi conosce sa della mia dignità e moralità, continuerò pertanto ad andare avanti fiero e a testa alta. Chiederò di vedere le carte nei tempi più stretti possibili e risponderò punto per punto a ogni eventuale addebito per chiarire l’intera vicenda». Tancredi parla al telefono da Roma: «Metto tutte e due le mie mani sul fuoco sull’integrità morale dell’assessore Venturoni; entrambi abbiamo sempre fatto le cose in completa trasparenza, mi sento di poter dire che, a parte perchè lo conosco e perchè conosco le vicende, non c’è niente che non possa essere tranquillamente spiegato. Sulla mia posizione non posso parlare perchè non conosco nulla, aspetto le carte. Sono tranquillo e sereno, ovvio sto ricevendo un avviso di garanzia e credo che avrò modo di chiarire. Non ho mai avuto responsabilità amministrative, mi sono sempre occupato di rifiuti, ho una mia posizione ed è quella che, se non mettiamo mano alla questione rifiuti, in questa regione faremo la fine di Napoli e queste indagini non aiutano la soluzione, ma questo non vuol dire che le inchieste non sia giusto farle…».

Il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi ha espresso «solidarietà all’assessore Venturoni. Aspetto di conoscere motivazioni e atti dell’inchiesta. Per ora posso esprimere la più forte e piena solidarietà a Lanfranco». In giornata è previsto un vertice politico del Pdl che si terrà o all’Aquila – dove è in programma il Consiglio regionale – o a Pescara. Dalle opposizioni (Pd e Idv) si ipotizzano le dimissioni di Chiodi, chieste a gran voce da Prc e Pdci.

Gli arresti hanno provocato però il rinvio delle due sedute del consiglio regionale. Oggi pomeriggio il Consiglio, in seduta straordinaria, avrebbe dovuto occuparsi di ricostruzione post sisma e della società mista Abruzzo Engineering, al centro di un’altra inchiesta della magistratura. La seduta è stata però sciolta per mancanza del numero legale. È stato il capogruppo del Pdl, Gianfranco Giuliante (unico presente della maggioranza), a chiedere il rinvio della seduta e la verifica del numero: 17 consiglieri del centrosinistra hanno votato contro il rinvio, ma in aula non c’era il numero sufficiente a procedere nello svolgimento dei lavori.

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