L’inceneritore? Uno scandalo sanitario

-di RAFFAELE CASTAGNO-

Cittadini comuni, che vogliono sapere quale sarà l’impatto dell’impianto di Ugozzolo sulla salute e l’ambiente. Si definiscono così i tanti venuti in un Paganini gremito in ogni ordine di posti. C’è chi resta anche in piedi. Il silenzio è rotto soltanto dagli applausi che accompagnano gli interventi dei relatori: in prima linea ci sono i medici dell’Isde cha da tempo portano avanti la battaglia contro la costruzione del termovalorizzatore, i cui lavori, tuttavia, procedono senza particolari ritardi.

LEGGI PARMA REGINA DEL RICICLO http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/09/21/news/parma_regina_del_riciclaggio_ma_serve_il_termovalorizzatore-7283693

Ma è Dominique Belpomme, oncologo e presidente dell’Artac (Associazione per la ricerca terapie anti cancro) lascia accesa la speranza: “Ogni volta che i medici si sono mobilitati siamo riusciti a fermare la costruzione degli inceneritori, è successo a Parigi, in Corsica. L’impianto è uno scandalo sanitario, non c’è un motivo morale per costruire un inceneritore, sono scelte politiche. Manca il coraggio per scegliere metodi alternativi, come riutilizzo, stoccaggio”. Belpomme non ha dubbi sull’impatto che i termovalorizzatori hanno sulla salute: “In un’area fino a 20 km aumentano i tumori” spiega dati alla mano.

Anche il biologo Gianni Tamino gli fa eco: “In tutti gli studi si evidenzia un aumento dei tumori”. E’ lui ad aprire la serata: “In natura i rifiuti non ci sono. Un sistema semplice, che può ispirare quello umano” esordisce. “La strategia è stata quella di riciclare per miliardi di anni”. Ma i processi della nostra società “usa e getta” seguono traiettorie diverse, che difficilmente gli inceneritori potranno modificare: “Non facciamo altro che bruciare altre risorse. E ogni volta che bruciamo materiali eterogenei si creano composti chimici che possono produrre sostanze nocive per la salute”. Sullo schermo compare una grande macchia nera: è la pianura padana, cuore della food valley qui a Parma, ma anche la quinta area più inquinata del globo. E le ripercussioni sulla salute sono evidenti a detta di Patrizia Gentilini, oncoematologa: “Nel 2030 il cancro sarà la prima causa di morte. E Parma è al primo posto per la percentuale di donne colpite da tumore. L’inceneritore non potrà che peggiorare la situazione”. Nel raggio di due chilometri dall’impianto, si vede su una delle slides, vivono e lavorano circa 10mila persone.

La Gentilini mostra l’enorme numero di sostanze che sono emesse quotidianamente dalle ciminiere: “Ossidi di azoto, particolati, metalli pesanti. Moltissime sono cancerogeni certi, e non esiste soglia di sicurezza”. Anche i controlli sembrano una pia illusione: “Riguardano pochissime sostanze. La diossina – l’Italia è il paese più inquinato in Europa – viene controllata per 8 ore tre volte all’anno”. La platea si mostra colpita. Applaude quando Tamino smonta un’altra delle ragioni che si adducono per motivare la costruzione dei termovalorizzatori, la produzione di energia: “Se si recupera il 10% dell’energia è già un ottimo impianto. Con il riciclaggio siamo al 50%, con il riutilizzo al 90. L’inceneritore non elimina i rifiuti, crea inquinamento e non produce energia”.

“Una follia totale – dice Manrico Guerra, altro medico dell’Isde – che senso ha spendere 260 milioni di euro per fare una cosa molto dannosa”. L’alternativa s’impernia attorno a una triade: riduzione, riciclo e riuso. “Si può riciclare tutto – afferma Tamino – tanto più se costruiamo con questa filosofia”. Invita a usare l’acqua del rubinetto e il latte “perché comprarlo nel tetrapak quando si può andare a un distributore”. A suo dire l’89% dei rifiuti solidi urbani può essere riciclato. “L’11% che resta è figlio di cattiva progettazione industriale, non dovrebbe essere messo in commercio” conclude tra gli applausi. Anche la Gentilini esorta a percorrere questa strada: “L’inceneritore di Acerra è stato costruito grazie alle ecoballe prese come garanzia dalla banche. Si può reggere un Paese su questi assunti?”. La ricetta: puntare sul porta a porta, che favorirebbe anche la creazione di nuovi posti di lavoro e la riduzione dei costi a carico degli utenti, abbandonando i cassonetti, che limitano la differenziata. La sensazione è che l’ultima parola sul termovalorizzatore di Parma debba ancora essere pronunciata.

Fonte: http://consumi-parma.blogautore.repubblica.it/2010/09/23/inceneritore-uno-scandalo-sanitario/

Questa voce è stata pubblicata in Ambiente, Articoli, dai quotidiani, Le nostre battaglie e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...