Fini prepara un contro-documento “Ci chieda il voto o non lo avrà”

-di FRANCESCO BEI-

Sulla risoluzione di Fli potrebbero convergere i voti di Udc e Api. Se la risoluzione di Pdl e Lega non dovesse arrivare a quota 316 la crisi potrebbe precipitare. Berlusconi voleva manifestare già ieri la sua rabbia e solo grazie a Letta ha vinto la cautela

ROMA – Niente voto dei finiani al governo. Se fino a ieri era il Cavaliere a voler dimostrare la propria autosufficienza dai voti di Futuro e libertà, le parti si sono ribaltate. Tanto che anche i finiani sono decisi ora a presentare un proprio documento per sottolineare le loro diverse priorità rispetto ai 5 punti del presidente del Consiglio. “Dobbiamo distinguerci”, è la linea dettata da Fini.

Fini l’ha spiegato ieri nella riunione avuta con i fedelissimi: “Se Berlusconi non ci chiede esplicitamente il nostro sostegno, noi non possiamo votare la risoluzione che presenteranno”. Italo Bocchino l’ha chiesto ieri a Fabrizio Cicchitto: allora, cosa intendete fare? La risposta del Pdl è affidata al vertice convocato oggi alle due del pomeriggio a palazzo Grazioli. Sarà quella la sede dove il Cavaliere prenderà le sue decisioni, quelle da cui dipenderà il futuro del suo governo e della legislatura. Ma la strada ormai è segnata. E le nuove “rivelazioni” su Montecarlo, che starebbero per uscire sui giornali d’area, non farebbero altro che accelerare il percorso.
Perché Berlusconi ha deciso che farà a meno dei finiani. Nessuna “terza gamba”, nessun riconoscimento dell’esistenza di un nuovo soggetto politico nel centrodestra. Per lui, semplicemente, Fini “non esiste più”. Di umore “pessimo”, come spiffera chi ci ha parlato, Berlusconi ieri l’hanno quasi dovuto legare per convincerlo a non andare di persona ad Amelia
da don Gelmini. Dopo aver letto le ultime dichiarazioni di Bocchino, il premier era infatti pronto a rovesciare tutta la sua rabbia sui finiani, tanto che alla fine solo l’intervento di Gianni Letta l’ha persuaso a desistere. “Silvio, se oggi parli rischi di unirli tutti contro di te”, gli ha spiegato il sottosegretario. Altri, da Denis Verdini allo stesso Cicchitto, sono intervenuti per suggerire “prudenza”. Il momento è talmente delicato che ogni passo falso potrebbe far precipitare tutto. Berlusconi ieri sera ha incontrato ad Arcore, accompagnati da Angelino Alfano, i siciliani dell’Udc in procinto di lasciare Casini. Ma anche con questi nuovi arrivi, se l’Mpa dovesse “distinguersi” come Fli, Berlusconi finirebbe sotto “quota 316”, la soglia minima di deputati che servono ad andare avanti. Sulla carta il premier è ancora fermo a 307-308 e, in questa situazione, è enormemente aumentata la pressione sui finiani moderati (Berlusconi li chiama “i responsabili”). Ad Arcore è stata salutata come una vittoria la presa di distanza di Moffa, Menia, Baldassarri e Viespoli dall’ultimatum di Bocchino. L’ex finiano Andrea Augello, rimasto nel Pdl, sta sondando i “responsabili” di Fli uno ad uno. E Berlusconi è convinto di strapparne almeno 5 o 6 al nemico. Sulla compattezza del gruppo finiano nessuno è disposto a mettere la mano sul fuoco. Dicono che, alla fine, interverrà Fini in persona per tentare un’ultima “moral suasion” sui renitenti. Ma non è esclusa una mini-scissione. “Il gruppo di Fli – confida il “liberal” Benedetto Della Vedova – può anche subire uno scossone salutare. In fondo, se dobbiamo armarci per andare alla guerra, non ci servono quelli con la mazzafionda”.

Perché di guerra ormai si parla: nonostante i “ghost writer” del premier gli abbiano preparato un discorso “alto e nobile”, Berlusconi è tentato dalla spallata e ha corretto le bozze di un discorso considerato troppo “moscio”. Già nel summit di venerdì, il Cavaliere era deciso a spaccare il mondo in testa a Fini e i suoi hanno dovuto tirarlo per la giacca. Mentre lascia che le colombe svolazzino invano su Montecitorio, il premier intanto carica le sue armi. In questi giorni ha dato nuovo impulso alle “squadre” della libertà, ribattezzandole con il meno sinistro “team della libertà”. Ma la sostanza non cambia: trattasi di migliaia di agit-prop pronti alla campagna elettorale.

Se infatti la risoluzione di Pdl e Lega non dovesse arrivare a “quota 316”, le cose potrebbero davvero precipitare verso l’apertura di una crisi di governo. Tanto più se i finiani, come sembra, dovessero presentare un loro documento programmatico alternativo e, su questo, ricevere i voti di Udc e Api. Si creerebbe di nuovo quell’area di “responsabilità nazionale” intravista nel voto contro il sottosegretario Caliendo. A quel punto, senza una maggioranza di 316, Berlusconi salirebbe al Quirinale e si aprirebbe una partita nuova. I finiani sono pronti a sostenere con i loro voti un altro governo. Un governo dove tutti i ministri saranno “tecnici” e tutti i sottosegretari “politici”. Ma questa è una storia ancora da scrivere.

Fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/09/28/news/fli_controdocumento-7498636/

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