I VENERDI’ DEL SUSSIDIARIO di Maurizio De Pillis

-di Maurizio De Pillis-

Gli ultimi giorni ci hanno regalato più di uno spunto di riflessione, da dove cominciamo? Intanto solo mercoledì scorso i lanci d’agenzia sembravano il necrologio della democrazia! Con l’efficientismo delle migliori occasioni (quando si tratta di questioni care al premier, ovviamente) la maggioranza di governo ha generato il lodo Alfano retroattivo che sospende i processi delle più alte cariche dello stato anche per fatti precedenti all’elezione. L’altra parte del necrologio settimanale è l’approvazione alla Camera del collegato lavoro, tanto amato dal ministro Sacconi, che introduce l’arbitrato al posto del giudice del lavoro nei casi di controversia tra lavoratore e impresa.

Ma andiamo per ordine! Il lodo Alfano retroattivo grida vendetta agli occhi di Dio per l’intrinseca iniquità che rappresenta: il Presidente del Consiglio dei Ministri è al di sopra della legge. In un mondo normale l’azione del legislatore dovrebbe tener conto, oltre alla liceità e costituzionalità della norma, dell’opportunità che la stessa venga introdotta o addirittura proposta in un determinato momento. Mi spiego meglio, la separazione (o divisione) dei poteri è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto, sulla carta lo è anche in Italia dove, appunto, potere giudiziario e potere legislativo sono separati. Se non fossimo anestetizzati dallo stillicidio di forzature allo stato di diritto caratteristico di questa maggioranza di governo, ci sarebbe da saltare sulla sedia per l’enormità del fatto: un capo di governo al centro di pesanti indagini dei giudici relative a presunti illeciti commessi non in qualità di politico ma di imprenditore, usa lo strumento legislativo per sospendere o cancellare le indagini stesse.

Se avessimo la fortuna di osservare tutto questo da lontano, se accadesse cioè altrove, che cosa penseremmo di quel paese, di quella classe politica, di quel popolo che permette una cosa del genere?

L’opposizione istituzionale come mi verrebbe da chiamarla, per voce del buon Bersani promette le barricate –istituzionali pure quelle, come è giusto che sia, stavolta- per fermare il lodo Alfano, e il ricorso al referendum abrogativo nel caso l’azione in parlamento dovesse risultare inefficace.

Giusto per individuare qualche responsabile nel paese dei balocchi, il lodo è stato votato compattamente da Pdl, Fli, Mpa e da tutte quelle anime belle della Lega.

Ora il collegato lavoro voluto da Sacconi per il Governo del Fare. Anche qui vorrei rifarmi all’uso della prospettiva per coglierne la portata. Dall’introduzione dei contratti di collaborazione –che hanno dato la stura agli interventi successivi- voluti dal governo di centrosinistra, passando per la legge Biagi, il mondo del lavoro è sottoposto ad un fuoco di fila senza precedenti. Ricordo con precisione quando si iniziò a parlare di modernizzare il mondo del lavoro, ero delegato sindacale della CGIL allora, e al di là degli enunciati di facciata si coglieva già (bastava avere gli occhi aperti) la portata del cambiamento epocale verso cui si stava andando. Personalmente ricordo un senso di abbandono e sconforto perché era chiaro che nulla sarebbe stato più come prima, anche se non era chiaro come.

Ora tutto è più chiaro. I lavoratori dipendenti sono stati scelti per assorbire il costo della competizione globale e delle scorrerie della finanza internazionale. La manifestazione della FIOM del 16 ottobre scorso è stata imponente e ha mostrato la volontà del più grande sindacato italiano e  dei lavoratori di opporsi a questa deriva liberista che tratta lo stato sociale come una malattia da curare. Ma una rondine non fa primavera, e ci vorrà ben altro per arginare l’impoverimento selettivo degli italiani. Il 10% degli italiani detiene quasi il 50% della ricchezza prodotta nel nostro paese, peggio di noi tra le nazioni cosiddette sviluppate, solo il Messico, la Turchia, il Portogallo, gli Stati Uniti e la Polonia. Non si è ristretta la ricchezza complessiva, è peggiorata la distribuzione; si è concentrata nelle mani di pochi, assicurando l’imperituro nutrimento della nostra gerontocrazia e  trasformando in pio desiderio la mobilità sociale. Questi i fatti, ognuno ne tragga le conclusioni che ritiene opportune.

Fonte: http://www.facebook.com/notes/il-nostro-sussidiario-illustrato-dellitalia/i-venerdi-del-sussidiario-di-maurizio-de-pillis/484418908979

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