Io, docente, vi parlo della riforma

La scuola è ripresa a settembre e con essa, come orgogliosamente strombazzato a destra ed a manca dalla ministra Gelmini, è partita la riforma della secondaria superiore.

Io ho toccato e continuo a toccare con mano la realtà di questo obbrobrio e la mia mano è rimasta paralizzata, sì proprio paralizzata perché questa pseudo riforma è ancora peggio di quanto ci si sarebbe potuti aspettare. La diminuzione dei docenti è cosa ormai nota e questo ha portato a dei notevoli problemi che hanno toccato vari aspetti della vita scolastica: non è assicurata un’adeguata sorveglianza ai ragazzi durante la pausa di metà mattina, di supplenti che sostituiscano i docenti assenti anche per periodi di tempo lunghi neanche a parlarne, le ore di sostegno ai ragazzi diversamente abili sono drasticamente diminuite, gli alunni che non si avvalgono dell’ora di religione e che hanno optato per lo studio guidato sono piazzati da soli nell’atrio a dormicchiare perché non ci sono insegnanti che li possano seguire. Come se questo non bastasse, il ministero non ha fornito delle linee guida precise su come organizzare l’intervento educativo-didattico nei confronti degli studenti, ma ha dato delle indicazioni molto generiche su un non meglio precisato intervento orientato alle competenze più che ai programmi. In sostanza è una scuola tutta da inventare…………sulla pelle degli alunni!

Non si sa bene che cosa fare oggi e si sa ancora meno che cosa si farà domani e, alle domande legittimamente poste dagli studenti, la risposta è “non è dato sapere”. E questa si chiama riforma? Questa si chiama piuttosto distruzione totale della scuola pubblica e, peggio ancora, distruzione della possibilità per i ragazzi di costruirsi un percorso scolastico che rispetti le loro aspettative, in sostanza distruzione dei loro progetti di vita. Questo è a dir poco aberrante ed io, come insegnante, mi sento profondamente amareggiata e disgustata perchè credo fortemente nell’insegnamento nella sua più piena accezione che è quella di educare i ragazzi ad essere cittadini consapevoli della realtà che li circonda, cosa che, in una situazione di degrado istituzionale come quella che quotidianamente, vivo risulta estremamente difficile.

Ministra Gelmini, dov’è andato a finire il diritto allo studio sancito dalla Costituzione? Questo abominio lei lo chiama istruzione? Io no! Proprio per questo, in barba alla sua direttiva impartita ai Presidi di non effettuare esternazioni critiche sull’operato del suo ministero, io continuerò a denunciare questa situazione, parlandone con gli studenti e le loro famiglie in quanto vittime designate della sua riforma. Mi arriveranno sanzioni disciplinari? Non mi interessa nella maniera più assoluta. Ministra Gelmini se lei crede in questo modo di intimorire me e tutti i docenti contrari al suo operato (e le assicuro che sono innumerevoli) si sbaglia di grosso: io non ho paura a dire le cose come stanno, a dire la verità che lei, invece, tenta maldestramente di nascondere e termino con una considerazione a lei rivolta: si è forse dimenticata che non siamo in un regime dittatoriale , ma in democrazia? Conosce il significato di democrazia e ciò che comporta? Libertà di espressione e di dissenso. Ed io il mio dissenso lo esprimerò sempre ed ovunque.

Pellattiero Elisabetta

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