Perché Fini non può rompere

-di Donato De Sena-

Per gli uomini del presidente della Camera è meglio attendere che sia Berlusconi a prendere una decisione estrema. Proprio come nel caso del deferimento di Bocchino, Granata e Briguglio

fini berlusconi large Perché Fini non può rompereI distinguo tra presidente della Camera e il Premier Silvio Berlusconi continuano a tenere la scena nel movimentato “teatrino della politica“, come ama definirlo il Cavaliere. Dopo il no di Gianfranco Fini alla reiterabilità del Lodo Alfano, che ha continua a percorrere il complesso iter di legge costituzionale, con la vicenda gli smarcamenti dell’ex presidente di AN sono continuati e hanno rialimentato lo spettro di una caduta del governo, di elezioni anticipate, di esecutivo tecnico.

LOGORARE SILVIO – L’intervento a gamba tesa di Berlusconi nell’operato della Questura di Milano non è piaciuto al leader di Futuro e Libertà, movimento che si propone di seguire una linea rigorosa sul tema della legalità e che vuol rappresentare una nuova destra repubblicana che non sia espressione di un leader carismatico. E’ come ai tempi del no al processo breve e del ddl intercettazioni. Ora la strategia è quella del logoramento lento: evitare strappi dal blocco PdL-Lega, lasciare nelle mani di Berlusconi ogni decisione traumatica, lasciare agli alleati ed ex compagni di partito ogni responsabilità e colpa di uno stavolgimento del quadro attuale. Esattamente quanto accaduto a fine luglio, col deferimento di Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio da parte del partito berlusconiano, annunciato dopo un ufficio di Presidenza PdL.

VITTIME, NON CARNEFICI – Comportarsi diversamente comporterebbe rischi seri per il futuro del gruppo finiano. Innanzitutto rompere alla Camera su uno dei prossimi provvedimenti e segnare la fine dell’esecutivo significherebbe per FLI rischiare di compromettere la loro ambizione di rappresentare nell’immaginario dell’elettorato un centrodestra diverso da quello guidato da Berlusconi e Bossi. Si rischierebbe di essere etichettati come dissidenti, reazionari, piuttosto che portatori di innovazione nello scacchiere politico italiano. Meglio, dunque, essere vittime. Non carnefici.

FUTURO INCERTO – Di alternative, in effetti, non sembrano esserci. E la scalata ai consensi di Silvio resta scelta obbligata. Un terzo polo non esiste. I sogni di coalizione centrista alternativa al centrodestra e al centrosinistra fatica a decollare. E a poco valgono gli inviti di Casini alla responsabilità nazionale. Il Partito della Nazione non è nato. E nel caso si vada subito alle urne l’attuale legge elettorale non garantisce un’adeguata rappresentanza parlamentare, e nemmeno possibilità di successo. Un governo tecnico che verrebbe formato dopo l’eventuale caduta del governo Berlusconi faticherebbe a riscrivere una legge elettorale viste le diverse preferenze indicate dalle forze politiche che lo appoggerebbero. Il PdL, almeno in via ufficiale, vuole il Porcellum, PD e FLI si dicono tendenzialmente favorevoli al maggioritario, L’ApI di Rutelli e i centristi dell’UdC lottano per il proporzionale alla tedesca.

Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/92382/fini-berlusconi-governo-elezioni/

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