Il 24 novembre arriva una mazzata per i precari

-di Mazzetta-

Mentre la politica delira tirandosi dietro i media, oscure nubi si addensano sul futuro dei precari, che dal 24 novembre vedranno significative e negative modifiche a uno status già pessimo. Il 24 novembre entra in vigore il famigerato “collegato lavoro“, la definizione che indica un minestrone di provvedimenti, molte relative alla disciplina del lavoro, approvato a settembre senza troppo rumore nonostante un decisa resistenza delle opposizioni e del Presidente Napolitano, che già l’aveva rinviata alle camere.

La cifra del provvedimento è quella di provare in svariati modi a ridurre le tutele per i lavoratori e a offrire vantaggi ai datori di lavoro. Tra le perle c’è l’introduzione dell’apprendistato a quindici anni, in plateale contraddizione con l’obbligo scolastico a sedici anni, che quasi tutte le forze politiche dicono di voler estendere a diciotto, la riesumazione dello staff leasing in una versione ancora più estesa di quella già cassata in passato e il rafforzamento del “contratto certificato”, un contratto che datore di lavoro e lavoratore “certificano” come regolare (all’assunzione!), la firma del quale rende più faticosa la difesa dei diritti del lavoratore. Difesa che si deve far largo tra arbitrati e conciliazioni, nelle quali il lavoratore non sarà protetto da un giudice, ma affidato a professionisti privati teoricamente terzi. Ma sono le nuove norme sul precariato che avranno un impatto immediato sui destini contrattuali di milioni di lavoratori.

Le norme più devastanti sono quelle che riducono a sessanta giorni il termine per contestare un rapporto di lavoro e la vera e propria amnistia che consentirà ai datori di lavoro di evadere l’obbligo d’assumere i precari di lungo corso, assunti in evidente frode alla legge che per i rapporti di lavoro stabili vieta i contratti da precari. Basterà pagare da due mensilità e mezzo a sei ( o dodici in alcuni casi), per liberarsi da qualsiasi richiesta di stabilizzazione da parte dei precari di lungo corso. Un vero e proprio condono, e siccome i condoni sono come le ciliege, ecco che allora un altro articolo offre un pre-condono, dando la possibilità di pagare solo un quarto della sanzione prevista, se disgraziatamente colti in fallo dagli ispettori del lavoro. Pur se molte di queste norme saranno probabilmente falciate dalla Corte Costituzionale, come già accaduto spesso per la produzione normativa dei governi Berlusconi, dal 24 novembre entreranno comunque in vigore senza che i precari nemmeno ne siano stati avvertiti.

Non ne hanno parlato i media e non sono state oggetto di dibattito pubblico, si fatica persino a trovarne notizia in rete. Dal 24 novembre i precari con un contratto scaduto e non rinnovato, avranno solo due mesi per decidere se tutelare eventuali loro interessi lesi dal datore di lavoro. I precari notoriamente sono molto lenti nel denunciare le irregolarità, quando le denunciano, e quasi sempre lo fanno solo una volta che sia tramontata la speranza di un nuovo contratto. Al datore di lavoro basterà promettere un nuovo contratto a distanza di più di due mesi e il precario consumerà la sua attesa insieme al termine per fare ricorso. E se non lo sa nemmeno che c’è un termine di due mesi, non sarà nemmeno una scelta, per quanto difficile, ma l’ennesima truffa ai danni di milioni di lavoratori italiani, proprio a quelli tra i meno retribuiti e in assoluto più esposti. Come sono stati truffati i precari che hanno i requisiti per i quali la legge impone al datore di lavoro di stabilizzarli e ancora di più quelli che già hanno cause in corso contro datori di lavoro che, prima hanno abusato dei contratti temporanei e poi hanno resistito all’applicazione di una legge dello stato fino all’arrivo di una mano amica a condonare il tutto.

Il tratto distintivo del “collegato lavoro” è proprio quello di limitare le tutele per i lavoratori e, dove non è possibile, rendere un calvario la loro applicazione. Partiti e sindacati non sembrano particolarmente allarmati o disposti a stracciarsi le vesti, i pochi che si sono agitati non hanno raccolto alcun interesse e l’informazione che si può reperire è, con poche eccezioni, chiaramente indirizzata all’attenzione di chi gestisce o impiega la forza lavoro, non certo ai precari. Per i precari nessuna attenzione, per altri soggetti deboli e per iniziative teoricamente favore di lavoratori e lavorarici, il collegato dice che “Il Governo, entro 36 mesi dall’entrata in vigore della presente legge, dovrà metter mano: alla revisione della disciplina degli ammortizzatori sociali; al riordino della normativa in materia di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione e di apprendistato; alla revisione della disciplina in materia di occupazione femminile”. Sì, sono dati tre anni per pensarci, con calma, adesso doveva essere urgente offrire qualcosa in pasto agli imprenditori o, più semplicemente, si è approfittato del caos istituzionale per scrivere l’ennesima porcata e favorire ancora una volta il blocco sociale di riferimento del berlusconismo. Il 24 novembre, per milioni di lavoratori precari italiani cambiano aspetti fondamentali della disciplina del rapporto di lavoro, sarebbe carino che almeno lo sapessero.

Fonte: http://www.agoravox.it/Il-24-novembre-arriva-una-mazzata.html

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