Parma: un castello di carte in fase di sgretolamento

-di Michele Pellerzi-

Qui una famiglia che mette al mondo un figlio deve fare i conti con il debito che il neonato si ritroverebbe sulle proprie spalle: 1.700€, da aggiungere agli oltre 30.000 dovuti al fatto che viviamo in Italia.

Qui tutti devono tenere conto del forte rischio crack che investe la città, nonostante sia esaltata come esempio da seguire e premiata da non poche classifiche.

Questa è una città senza futuro. Una città con centinaia e centinaia di milioni di debito prodotti dai peggiori politicanti che hanno anteposto i propri interessi all’interesse vero dei cittadini.

Questa è Parma: un castello di carte in fase di sgretolamento.

La carta che stava in cima è già caduta da un pezzo. Essa rappresentava la gestione degli appalti, in particolare quelli del verde della città, smascherati dallo scandalo delle tangenti Enìa. Questa indagine ha messo in luce un sistema corrotto nel quale esponenti pubblici e imprenditori legati alla malavita collaboravano al fine di truccare gli appalti cittadini. Ebbene sì, anche a Parma.

Successivamente, le carte sottostanti cominciavano a traballare. Ed ecco la prima scossa di terremoto: i durissimi scontri tra Comune e decine di Comitati Cittadini, spesso formati dagli ex elettori del sindaco Vignali, nati per difendere i luoghi più caratteristici della città dalle scelte scellerate della Giunta, la quale non esita un momento a stravolgere l’assetto architettonico e culturale del Centro al solo fine di concludere mere speculazioni economiche.

Giù un’altra fila di carte. Solo la base, consistente, e il primo piano, meno robusto della base, ma pur sempre di caratura importante, resistono ai vari terremoti politici. Agosto volge al termine.

L’estate più calda per l’amministrazione Vignali si conclude e la maggioranza spera in una stagione di stabilità e tranquillità politica. Ma si sa, quando la Terra comincia a tremare, difficilmente poi riesce a fermarsi. È come il gioco del domino: ogni tassello travolge quello seguente.

Scoppia lo scandalo Tep-Stt-Mb. Tep e Stt sono due società pubbliche, del Comune di Parma. La prima garantisce il trasporto pubblico ai cittadini, la seconda è un’invenzione della Giunta per filtrare soldi e creare debito: entrambe finiscono nei guai.

Tiziano Mauro, presidente Tep nominato da Vignali, sposta 8 milioni di euro dalle casse della società pubblica a quelle di Banca Mb, una banca commissariata avente sede a San Marino. Il CdA dell’azienda smentisce accordi condivisi. La Giunta, in pieno panico politico ed istituzionale, prima appoggia Mauro e accusa l’opposizione di voler sollevare un polverone politico (Berlusconi docet), poi, resosi probabilmente conto che qualcosa di concreto forse c’era, cambia faccia e asseconda le pressioni interne ed esterne la maggioranza politica. Mauro si dimette. La procura indaga.

Ed Stt che c’entrava? Andrea Costa, presidente Stt prima dello scandalo, anch’egli di nomina comunale, era collegato a doppio filo con l’indecenza di Tep. Costa, ex presidente Tep, oltre ad essere nel mirino della Guardia di Finanza a causa dei problemi finanziari della propria azienda, è anche socio di Banca Mb. Tante coincidenze, troppe. Conseguenze? Via Costa, Frateschi nominato Presidente Stt. Ma non è finita qui.

Vengono alla luce gli infiniti debiti presenti nelle casse comunali: da Stt a Stu Stazione, da Alfa a Stu Pasubio ecc. Oltre 300 milioni di euro tra le varie holding. Tra le prime tre città in Italia nella più triste delle classifiche politiche, quella del debito.

Centinaia di milioni di euro di debito che ammazzano il futuro della città, e cosa fanno i due veri responsabili di questo sfacelo, ossia Ubaldi e Vignali? Si scaricano le colpe l’uno contro l’altro, mentre entrambi sono politicamente colpevoli, nessun innocente.

Il castello di carte è ormai in avanzato stato di decomposizione. È stato sufficiente che una minima porzione del bluff Vignali venisse a galla, per far sì che tutto il resto emergesse a velocità spropositata. La Giunta traballa. Il PdL prende le distanze su alcuni punti da Parma Civica. Parma, una piccola Italia. Pochi giorni dopo gli scandali sopraelencati Vignali, Ubaldi, Bernini e altri ricevono avvisi di garanzia: indagati per abuso d’ufficio. È la goccia che fa traboccare il vaso.

Il castello è caduto. Parma ha bisogno di rinnovarsi, ma non con un castello, semplicemente con una nuova politica mirata al reale benessere della città. Una città a misura d’uomo dove trasparenza, legalità e dialogo con i cittadini devono essere la base di questo nuovo progetto politico.

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Una risposta a Parma: un castello di carte in fase di sgretolamento

  1. PaoloR ha detto:

    E intanto abbiamo ricevuto lo stucchevole fascicoletto di auto-esaltazione “Parma. Un modo di vivere”. Ne avrei fatto volentieri a meno e vorrei che gli sponsor riflettessero su come utilizzano i loro fondi: meglio un fascicoletto in meno e un aiuto sociale in più.
    Propongo di scrivere sia al sindaco che agli sponsor (indicati nella terza di copertina) per chiedere un uso meno sciocco di quelli che, alla fine, sono comunque soldi nostri.

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