IL VENERDI’ DEL SUSSIDIARIO di Maurizio De Pillis

Oggi voglio condividere con voi una sensazione, anziché dei fatti. Riflettendo sugli eventi di queste ultime due settimane non saprei da che parte cominciare, non trovo un fatto che preso da solo rappresenti emblematicamente cosa sta accadendo. Eppure qualcosa sta accadendo, si sente nell’aria, e non parlo della cronaca politica, ma di qualcosa che sta sullo sfondo, silenzioso e per questo più inquietante.La crisi politica si è trasformata in una crisi di governo di fatto, ma non nella forma, con un corollario di azioni (tipo “compravendita” di parlamentari) che annuncia una campagna elettorale non solo estenuante come lo sono state tutte negli ultimi quindici anni, ma molto più avvelenata perché minaccia seriamente il regno di Silvio.Il 14 dicembre prossimo non solo si voterà alla Camera e al Senato la fiducia al governo, ma si pronuncerà anche la Corte Costituzionale sul legittimo impedimento, quella leggina che esonera il capo del governo dall’obbligo di andare in tribunale (perché troppo occupato a governare, ovviamente) dove è sotto processo. Per niente secondario nella prospettiva di una nuova elezione è l’elemento età, 75 anni per candidarsi a governare il paese cominciano ad essere troppi anche per lui. Inoltre tante promesse mancate stanno sortendo un effetto erosivo sul suo consenso anche se troppo poco per chi non lo avrebbe mai voluto vedere alla guida del paese.Che c’entrano le impressioni? C’entrano, perché sommando tutto viene fuori un quadro che somiglia moltissimo alla fine di un’epoca, eppure. Eppure ho l’impressione che le cose non stiano affatto così! Insomma, non sono contento (dovrei esserlo, sono un antiberlusconiano della prima ora) ma ho la sensazione che non sia finita qui.Qualche giorno fa mi è capitato di rileggere una pagina di Elsa Morante –se non sbaglio postata da Antonello Saiz- quella in cui parla di Mussolini e sembra stia parlando di Berlusconi. Consiglio a tutti di leggerla o rileggerla, è un potente antidoto all’illusione che qualcosa possa cambiare se cambia il governo. Insomma, è chiaro di cosa sto parlando: morto un berlusconi se ne fa un altro. In tutti questi anni in molti ci siamo interrogati sulle ragioni del berlusconismo, abbiamo cercato in vari modi di contrastarne la virulenza, portando buoni argomenti, militando in aggregazioni politiche o semplicemente testimoniando individualmente quanto male stava facendo quello che prima di tutto è stato, ed è, un modello culturale, di disvalore, ma radicato al punto di trasformarsi in blocco sociale solido e strutturato. Cosa accadrà all’indomani della sua sconfitta o ritirata? La stessa che è accaduta alla fine del fascismo: in Italia non ci sarà più nessuno pronto ad ammettere di esserne stato sostenitore. Così si compirà ancora una volta il “miracolo” del trasformismo all’italiana, quello mirabilmente narrato da Tomasi di Lampedusa, e tornerà quel veleno che ammorba l’aria di chi crede intimamente in una società regolata da diritti e doveri.Ottime ricerche condotte negli anni hanno evidenziato che quel blocco sociale non è costituito –come la pubblicistica berlusconiana della prima ora cercava di spacciare- dalla borghesia produttiva ma da fasce sociali con cultura medio-bassa, disinformate delle vicende politiche e potentemente condizionate dalle televisioni, specialmente quelle Mediaset. Tutto vero, lo so io e lo sapete voi amici informati e colti del Sussidiario, eppure. Eppure bisognerà interrogarsi sul ruolo del così detto establishment italiano, perché se è vero che una persona disinformata, e diciamolo pure, ignorante, non è in grado di andare oltre la fascinazione esercitata dal potere, lo stesso non può dirsi di chi per mezzi e posizione dominante sa come stanno le cose. Che ci piaccia o meno, il nostro establishment è fatto da una borghesia vigliacca e corporativa, che nella migliore delle ipotesi gira la testa dall’altra parte; nella peggiore partecipa fattivamente alla violazione delle regole e abusa della propria posizione consolidando privilegi che ne fanno una casta totalmente sganciata da ogni logica di merito. È una brutta sensazione perché è brutto lo sfondo della scena italiana, tanto brutto che se avessi un figlio gli direi di andarsene.

Fonte: http://www.facebook.com/note.php?note_id=501714568979

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