Così Berlusconi pagava Cosa nostra grazie ai contatti dell’amico siciliano

-di Francesco Viviano, repubblica.it-

Berlusconi pagava Cosa nostra e taceva. Pagava attraverso Marcello Dell’Utri in stretto contatto con gli esponenti di primo piano della mafia. E’ un’altra conferma delle “relazioni pericolose” di Marcello Dell’Utri e della consapevolezza di Silvio Berlusconi di pagare per evitare attentati e minacce, contenuta nelle motivazioni della sentenza d’appello che ha condannato Marcello Dell’Utri a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli anni delle minacce e degli “accordi” con Cosa nostra sono quelli dei primi anni ’70 e proseguiti fino alla fine degli anni ’80. “Vi è un’indiretta conferma del fatto che anche Silvio Berlusconi  –  scrivono i giudici della Corte d’Appello di Palermo – in quegli anni lontani, pur di risolvere quel tipo di problemi, non esitava a ricorrere alle amicizie “particolari” dell’amico siciliano (Dell’Utri, ndr) che gli garantiva la possibilità di fronteggiare le ricorrenti richieste criminali riacquistando la serenità perduta ad un costo per lui tollerabile in termini economici”.

Ed a questo proposto i giudici rievocano fatti ed intercettazioni telefoniche che si riferiscono a quell’epoca ed a quei fatti. “Eloquente al riguardo lo sfogo che il Berlusconi ebbe, ben dodici anni dopo le minacce dei primi anni ’70 cui aveva fatto fronte rivolgendosi al Dell’Utri, nel corso della conversazione telefonica del 17 febbraio 1988 con l’amico Renato Della Valle. In quell’intercettazione che era stata disposta per alcuni attentati

subiti da Berlusconi il futuro Presidente del Consiglio diceva: “C’ho tanti casini in giro, a destra, a sinistra. Ce n’ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandar via i miei figli, che stan partendo adesso per l’estero, perché mi han fatto estorsioni… in maniera brutta. … Una cosa che mi è capitata altre volte, dieci anni fa, e… Sono ritornati fuori. … siccome mi hanno detto che, se, entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza del Duomo… E allora son cose poco carine da sentirsi dire e allora, ho deciso, li mando in America e buona notte… ma io ti dico sinceramente che, se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i coglioni”.

Una conversazione che, se ce n’era bisogno, conferma il fatto che Berlusconi sapeva a chi pagava. Ed a conferma di questi episodi nelle motivazioni della sentenza viene proposta una conversazione tra Berlusconi e Marcello Dell’Utri la sera del 29 novembre del 1985, poche ore dopo l’esplosione di un ordigno collocato sulla recinzione di via Rovani a Milano. “Silvio Berlusconi, ridendo, riferiva al suo interlocutore  –  scrivono i magistrati – il contenuto del colloquio già avuto con i Carabinieri di Monza incaricati delle indagini ai quali aveva detto che, se coloro che avevano compiuto il danneggiamento gli avessero chiesto trenta milioni invece che mettere la bomba, egli non avrebbe avuto difficoltà a pagare. Ecco cosa diceva Berlusconi a Dell’Utri: “Stamattina gliel’ho detto anche ai carabinieri…. gli ho detto: ‘Ah, si? In teoria, se mi avesse telefonato, io trenta milioni glieli davo!’ (ride). Scandalizzatissimi: ‘Come, trenta milioni? Come? Lei non glieli deve dare che poi noi la arrestiamo!’. dico: ‘Ma no, su, per trenta milioni!'”.

C’è la conferma, affermano i magistrati, che in quegli anni tra il ’70 e l’80 “Berlusconi, pur di stare tranquillo, preferisse trovare soluzioni accomodanti”. E trova conferme e credibilità la ricostruzione operata dal Tribunale “in forza delle dichiarazioni rese da Francesco Di Carlo secondo cui l’imputato Dell’Utri si occupò di procurare all’imprenditore milanese la “protezione” attraverso l’assunzione di Mangano con l’avallo e l’intervento diretto dei massimi esponenti di Cosa nostra dell’epoca”. Ma sul presunto contatto diretto tra lo “stalliere” Vittorio Mangano e Berlusconi e sull’assunzione di presunti impegni presi da Marcello Dell’Utri con Cosa nostra attraverso Mangano, i giudici esprimono qualche perplessità e sostengono che Mangano possa avere “millantato”: “Non è irragionevole ritenere che su questi argomenti Mangano possa avere millantato con Cucuzza e La Marca (due mafiosi poi pentiti ndr) anche riferendo loro di colloqui realmente avvenuti e di pretesi impegni in realtà invece mai assunti”.

Fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/21/news/berlusconi_cosa_nostra-9334631/

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Una risposta a Così Berlusconi pagava Cosa nostra grazie ai contatti dell’amico siciliano

  1. eminenti claudio ha detto:

    per berlusconi non c’e’ commenti

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