Ecco le parole da salvare Dizionario delle “Veline ingrate”

-di Irene Sandei-

Da Sakineh a Costituzione. Letti da attrici io nomi delle sessanta donne uccise nel corso di quest’anno in Italia. Una serie di iniziative delle donne dell’Anpi

Ecco le parole da salvare Dizionario delle "Veline ingrate"

Le “veline ingrate”, come si definiscono le donne dell’Anpi di Parma, colpiscono ancora. Al cuore. Le partigiane antifasciste dei nostri giorni non sono meno combattive di quelle che hanno partecipato alla lotta di liberazione. La Resistenza oggi si gioca non solo sulle cose, ma anche sulle parole.

Nella tavola rotonda, organizzata sabato pomeriggio alla Corale Verdi, il linguaggio ha uno spazio particolare, fin dal titolo: “Parole da salvare, parole da trovare”. Uno sguardo femminile sul mondo, attraverso dati raccolti dal Centro Antiviolenza di Parma e meditazioni politico-filosofiche, tra la satira di Francesca Fornario e il teatro di Lucia Poli. Una rilettura del Fascismo nella sua intrinseca misoginia da parte della partigiana Marisa Ombra, autrice del libro “La bella politica”. Nella consapevolezza che non c’è questione femminile che non riguardi l’intera umanità.

“La prima parola da salvare – esordisce Gabriella Manelli, presidente dell’Anpi di Parma – è Sakineh, è la vita delle donne. Ma noi qui vogliamo riscattare anche le altre parole vittime del dispotismo, della voce del padrone”. Francesca Fornario, scrittrice e giornalista, con la sua consueta vis satirica, va oltre: “Berlusconi è come Lupin, si traveste per agire indisturbato: in occasione del 25 aprile, quando ha rubato la parola liberazione e l’ha sostituita con libertà, si è travestito da presidente della repubblica, con tutti quei drappi sullo sfondo”. Giustizia è un altro vocabolo a rischio, che i giovani dell’epoca berlusconiana, compresi i suoi più fieri oppositori, riescono a declinare solo in negativo: giustizia significa soltanto niente più leggi ad personam, sostiene la Fornario. Come se l’orizzonte di una società più giusta si fosse schiacciato, appiattito, rispetto a quello immaginato dai costituenti, che intendevano la giustizia in termini di uguaglianza di possibilità e di rimozione di tutto ciò che la ostacola. D’altra parte in trentasei anni ci sono state scoperte astronomiche, invenzioni come l’i-pad e il viagra, ma non si sono trovati i colpevoli della strage di Piazza della Loggia: “in Italia – dice l’autrice satirica – c’è l’immunità per le più alte cariche esplosive dello stato”.

Diritti è un’altra parola che ci sta sfuggendo, sparita dai nostri contratti a progetto. Che possibilità ci sono per una donna precaria incinta? “Perdere il lavoro, perdere il bambino o convincere Pier Silvio Berlusconi che è lui il padre”, risponde caustica la Fornario. La fonte più citata è la Costituzione. “Rivoluzione – dice Gabriella Manelli – non è una parola di cui aver paura, è il movimento della terra intorno al sole, l’eterno ritorno. Alla Costituzione, alla riscoperta dei diritti di tutti”. Come sostiene Gianrico Carofiglio nel suo libro “La manomissione delle parole”, la ribellione è una forma di responsabilità, è il ripudio dello squallore. Ma c’è spazio anche per Platone, che ricorda l’imparzialità del giudice, il quale amministra secondo la legge, non a suo piacere. E per Vandana Shiva, la quale, a Parma la settimana scorsa, ha parlato di biodiversità come democrazia, contrapposta al fascismo industriale. E ancora per Umberto Veronesi, che nel suo libro “Dell’amore e del dolore delle donne” illustra le potenzialità femminili ed arriva ad auspicare il matriarcato come “ricetta” per un’umanità migliore.

Marisa Ombra, vicepresidente dell’Anpi nazionale, si concentra sull’analisi della natura maschilista del fascismo: “l’imperialismo e il machismo ne erano i tratti più profondi e significativi. Antifascismo significa quindi opposizione a quel modello culturale e alla sua restaurazione odierna, di cui il celodurismo leghista è una manifestazione”. E quando parla di Mussolini a Palazzo Venezia si confonde e dice “a Palazzo Chigi”.

Samuela Frigeri, presidente del Centro Antiviolenza di Parma, fornisce i numeri della violenza di genere, la prima causa di morte – secondo i dati dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) – per le donne tra i sedici e i quarantaquattro anni. Sgombrato il campo dall’equivoco secondo cui la violenza è un’emergenza, o una questione di sicurezza, occorre prendere atto che si tratta di un problema quotidiano, vissuto all’interno della famiglia: a Parma nel 2009 sono state accolte 216 donne, che hanno subito violenza da partner o ex partner. Come mostra una ricerca della Regione Emilia Romagna, le donne più a rischio sono quelle più autonome e istruite, che rifiutano di accettare ruoli prestabiliti. Il femminicidio è violazione dei diritti umani, primo tra tutti quello alla vita.

La prima parola da salvare è Sakineh, senza dimenticare tutte le altre. Ecco allora, dopo l’intensa e ironica riflessione di Lucia Poli sull’essere femminile e sui tempi, i nomi delle circa sessanta donne uccise in Italia nel corso di quest’anno, letti ad uno ad uno dalle attrici di Festina Lente e di Vagamonde.

Fonte: http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/11/22/news/ecco_le_parole_da_salvare_dizionario_delle_veline_ingrate-9362373/

Articolo correlato: https://popoloviolaparma.wordpress.com/2010/11/19/parole-da-salvare-parole-da-trovare/

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