Lista dei motivi per cui l’Università Statale italiana ha bisogno di risorse adeguate e di buone leggi

-di Enrico Napoli-

Perché la Costituzione più bella del mondo, la nostra, sancisce che “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento” e che “Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.”

Perché la produttività scientifica pro-capite dei docenti universitari italiani è tra le più alte d’Europa, nonostante siano tra i peggio pagati d’Europa, nonostante l’industria italiana non investa in ricerca, nonostante lo Stato non investa in ricerca.

Perché gli studenti universitari italiani meritano l’Università migliore d’Europa.

Perché non si fanno le nozze con i fichi secchi.

Perché nell’Università italiana ci sono i baroni, il nepotismo, poca valorizzazione del merito e i professori e ricercatori aspettano ancora, da anni, norme che finalmente li liberino da queste sciagurate consuetudini.

Perché le leggi che dichiarano di volere liberare l’università da queste consuetudini, le rafforzano invece oltre ogni limite. E i docenti universitari che vorrebbero un’università migliore si sentono “cornuti e mazziati”.

Perché la cultura, si mangia. L’innovazione, si mangia. La ricerca si mangia.

Perché non si possono togliere fondi alle università per salvare l’Alitalia, per darli agli auto-trasportatori che protestano, per darli alle scuole private, …. L’Università non è un Bancomat per le piccole spese del governo.

Perché solo un investimento nelle università statali e nel diritto allo studio può garantire mobilità sociale, uguaglianza di opportunità, crescita economica e sviluppo culturale.

Perché non si può più sentire parlare di “fuga dei cervelli”. I cervelli, i cuori, le energie dei giovani ricercatori non fuggono, sono rottamati anzitempo dall’assenza di prospettive e dalla miopia di chi continua a tagliare le risorse per la ricerca e la formazione universitaria.

Perché solo chi ama l’Università può riformarla. E chi continua a tagliare risorse e imporre leggi illogiche e irrazionali non ama l’Università.

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