La petizione firmata da oltre 3100 professori e ricercatori universitari viene snobbata dalla stampa…

Abbiamo ricevuto dai alcuni docenti parmigiani questa lettera inviata al direttore dell’ANSA per avere una delucidazione sulle motivazioni che hanno portato a dare tantissima importanza ad un documento sottoscritto da 400 persone (la cui maggioranza non è neanche docente o ricercatore universitario) e invece il documento sottoscritto da oltre 3100 persone non è stato minimamente calcolato. Naturalmente non hanno ricevuto, al momento, ancora nessuna risposta.

Per cui crediamo sia doveroso rendere partecipi tutti di questa lettera, con la speranza che faccia riflettere sulle motivazioni del fronte dei no alla cosidetta Riforma Gelmini.

Il Popolo Viola di Parma

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Gentile Direttore,

le scriviamo per sottoporre alla sua attenzione un documento relativo alla riforma universitaria della Gelmini, sottoscritto da oltre 3100 professori e ricercatori universitari (oltre il 5 % degli attuali professori e ricercatori di tutta Italia) tra cui indiscusse personalità scientifiche come Claudio Procesi, uno dei più noti algebristi, vice-Presidente dell’International Mathematical Union, Giorgio Parisi, professore di Fisica, vincitore della prestigiosa medaglia “Max Planck” 2011, (il più importante riconoscimento per la fisica dopo il Nobel), e la nota astrofisica Margherita Hack.

Il testo con le firme e le Università di provenienza si trovano sul sito w3.disg.uniroma1.it/unira, sito di raccordo di iniziative propositive e di indirizzo per un’Università più moderna, promosse da un’associazione spontanea di professori, accademici dei Lincei e ricercatori, dal nome Universitas Futura.

Non siamo tanto sorpresi del fatto che il nostro documento non sia caduto sotto i riflettori mediatici, ma ci sorprende non poco che il documento “Difendiamo l’Università dalla demagogia” della Fondazione Magna Charta firmato da 400 sedicenti ‘professori’ abbia avuto risonanza attraverso la sua agenzia di stampa ed in cascata su altri organi di stampa. Le facciamo osservare che molti nomi non corrispondono a professori universitari come è possibile accertare presso il MIUR, mentre vi compaiono nomi di colleghi apertamente contro la riforma. Dei firmatari, in ogni caso, non si riportava nè l’Università di provenienza nè il ruolo (ci risulta che in queste ultime ore siano state apportate alcune correzioni).

Il nostro lavoro di scienziati e letterati ci impone rigore e ricerca della verità scientifica, capisaldi che di questi tempi non sono più di moda. Sarebbe un atto di onestà intellettuale riportare il nostro appello (ripetiamo, sottoscritto da oltre 3100 ‘colleghi di ruolo’) su un tema su cui si gioca una partita, questa sì, epocale.

Cordiali saluti,

I Firmatari dell’Appello al Presidente della Repubblica
w3.disg.uniroma1.it/unira

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PS. Allegato documento di Universitas Futura.

Appello al Presidente della Repubblica per il ritiro del ddl Gelmini

Inviata: Monday 22 November 2010

Illustre Presidente:

siamo un gruppo di professori e ricercatori delle Università pubbliche Italiane, e in queste ore cruciali ci rivolgiamo a lei in un estremo tentativo di fermare lo scempio dell’Università pubblica e dell’istruzione superiore.

Il ddl Gelmini, che andrà in discussione alla Camera la prossima settimana, ha scatenato nelle Università forme di dissenso e aperta avversione, che nella forma più eclatante vedono l’astensione dei ricercatori dall’attività didattica finora svolta su base volontaria.
Ma la riforma è mal vista ed avversata da tutte le componenti universitarie. Non si tratta di un’opposizione ideologica, bensì del netto rifiuto di un testo pasticciato (vedi il parere del comitato per la legislazione sul ddl Gelmini) che penalizza enormemente il sistema università, già martoriato da una serie di tagli scriteriati (il rifinanziamento proposto da Tremonti non arriva neppure a compensare i drammatici tagli precedenti). La CRUI, unica voce che apertamente appoggia la riforma, ha degli interessi corporativi evidenti: i rettori stanno barattando l’università in cambio di un abnorme accrescimento di potere personale. La CRUI non rappresenta l’Università: rappresenta solo se stessa.

Presidente, l’Università Italiana ha bisogno di riforme condivise e meditate, non di una “riforma epocale” che la distruggerebbe sommergendola di un infinito mare di norme e regolamenti. A rendere il quadro più inquietante è il pericolo reale che questo DDL venga approvato subito prima di una crisi di governo: l’assenza dei decreti attuativi relativi a questa legge, gia’ di per se’ confusa e contraddittoria, getterebbe tutto il sistema universitario in uno stato di caos che ne provocherebbe il collasso.
Molti professori e ricercatori universitari stanno lottando in questi giorni per salvare l’Università pubblica, un’istituzione che nonostante le molte critiche (spesso strumentali) ha una lunga storia di grande prestigio. Le chiediamo di schierarsi con noi, adoperandosi affinche’ la voce dell’Universita` arrivi in parlamento e possa convincere le forze piu` responsabili a chiedere che il DDL venga ritirato, perche’ non si abbandoni l’approvazione di una presunta riforma nelle mani di scampoli di legislatura che dovrebbero limitarsi a dare al paese la legge di stabilita’ e nulla piu’.
Presidente: ci appelliamo a lei dal profondo del cuore, ci aiuti a fermare questo atto mal consigliato e poco meditato che produrrà dei danni difficilmente reversibili al paese tutto.

Seguono le firme su w3.disg.uniroma1.it/unira

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