Giornata dello stato vegetativo, l’ultimo insulto a Eluana

-di Gianvito Rutigliano, Diritto di Critica-

«Eluana non è morta. Eluana è stata ammazzata». La dichiarazione del senatore Gaetano Quagliariello (PDL), pronunciata pochi minuti dopo la notizia della morte di Eluana Englaro il 9 febbraio 2009, riecheggia ancora nelle orecchie di chi ricorda questa pagina, tra le più tristi dell’etica, della società e del diritto italiano. A giudicare da ciò che è successo pochi giorni fa, si può pensare che l’accusa allora lanciata fosse più che altro un programma elettorale. Da qualche giorno, infatti, il Ministero della salute ha deciso di indire per ogni 9 febbraio la “Giornata nazionale degli stati vegetativi”. L’idea è stata lanciata dal sottosegretario alla salute Eugenia Roccella (PDL) mediante un comunicato pubblicato sul suo sito personale, poi ripreso da quello del dicastero. Una macabra celebrazione, per vendicare in qualche modo la sconfitta dell’arroganza del Governo sull’umanità e la caparbietà di Beppino Englaro, simbolo della lotta per la dignità della vita.

La morte della donna, dopo 17 anni di stato vegetativo a seguito di un incidente stradale, avvenne dopo una sentenza della Corte di Cassazione che confermò la decisione della Corte di appello di Milano di autorizzare il tutore, il padre Beppino, ad interrompere l’idratazione e l’alimentazione forzata a cui la figlia era sottoposta. Il Governo le provò tutte per bloccare il dispositivo, persino un decreto legge per impedire la sospensione delle cure, non controfirmato dal Presidente della Repubblica Napolitano che precedentemente aveva espresso le sue perplessità. Una pretesa assurda del ministro Sacconi, dato che nessuna legge può ribaltare un giudicato («roba da esame di procedura civile», per dirla con il giurista Stefano Rodotà).

È corretto però inquadrare meglio l’ideatrice della Giornata degli stati vegetativi. L’on. Roccella è una dei tanti radicali passati alla corte del Presidente del Consiglio e divenuta campionessa dei fondamentalisti cattolici (“folgorata sulla via di Arcore” come Vito, Taradash, Stracquadanio e Capezzone). Figlia di uno dei fondatori del Partito Radicale Italiano (Franco Roccella), la sottosegretaria è stata a capo del Movimento di liberazione femminile negli anni ’70, passando dalla vittoria per il referendum sul divorzio del 1974 al salto mortale alla testa del Family day del 2007 per dire no al progetto dei Pacs o Dico dell’allora Governo Prodi (ddl Pollastrini-Bindi, naufragato al Senato). In precedenza la Roccella aveva contestato l’incoscienza dell’individuo in stato vegetativo e le volontà di Eluana espresse tramite Beppino Englaro (qui la sua intervista, perlomeno discutibile, a Panorama). Parlare di vendetta contro il coraggio di un padre non è un’esagerazione: il finale del comunicato diramato va dritto a questo.

(La Giornata) potrà rappresentare una finestra di visibilità per queste persone e le famiglie che le accudiscono amorevolmente, troppo spesso coscientemente accantonate dai media che si rivolgono al grande pubblico, come ha dimostrato la recente vicenda della trasmissione “Vieni via con me”.

Il riferimento è diretto alla polemica innescata dai movimenti “Pro vita” che hanno chiesto diritto di replica, senza riceverlo («come se Beppino Englaro e Mina Welby fossero pro morte», hanno osservato i conduttori), dopo la terza puntata del programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Contro quest’ennesimo sopruso ai danni dell’Italia civile, è corretto ricordare l’elenco del papà di Eluana.

Fonte: http://www.dirittodicritica.com/2010/12/07/giornata-dello-stato-vegetativo-lultimo-insulto-a-eluana/

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