Intervento di Ferdinando Gradella alla assemblea “Coordinarsi nella Protesta” all’Università di Modena

Oggi presso l’Università di Modena, in occasione delle manifestazioni contro la “riforma Gelmini” si è svolta l’assemblea pubblica “Coordinarsi nella Protesta” dove ha visto intervenire anche un nostro rappresentante, Ferdinando Gradella.

Postiamo il suo intervento.

Il Popolo Viola di Parma

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E’ con vero piacere che abbiamo accettato l’invito a partecipare a questa assemblea. Vi porto i saluti del POPOLO VIOLA di Parma. Popolo Viola che, come sapete, è nato sull’onda del NBD del 5/12/2009 come risposta alla mancanza di una qualsiasi opposizione incisiva e di contrasto e al BERLUSCONISMO al potere.

Vi sarà giunta voce di dissapori, divisioni, diversi modi di sentire che hanno preso corpo all’interno del movimento. La cosa è fisiologica all’interno di qualsiasi movimento non strutturato, senza alcun tipo di organizzazione rappresentativa, dove ogni testa elabora il proprio pensiero e si sente a volte addirittura libero di eleggersi a portavoce del movimento tutto.
Si può comprendere che, in tale contesto, l’elaborazione di una linea politica diventa difficoltosa (i partiti vanno coinvolti si/no; utilità di una qualsivoglia struttura organizzativa si/no; realizzazione di una democrazia orizzontale ma che somiglia all’anarchia, che impedisce di arrivare ad una sintesi condivisa; ecc..).
Nonostante questo però, il movimento è stato più che vitale in questo primo anno, riuscendo a mantenere alta l’attività e la partecipazione, con continuità di manifestazioni ed eventi (dai sit-in e cortei del 30 gennaio, passando per una continua organizzazione di iniziative, per arrivare al NBD2, partecipando alla manifestazione CGIL del 27/11, organizzando la prima VIOLACONVENTION ad un anno di distanza, cercando di, e spesso riuscendo, a coinvolgere persone, ENTI, PARTITI e COMITATI.

Siamo in questi giorni a supporto degli studenti che occupano le università, a Parma con i meravigliosi ragazzi che vivono da settimane in compagnia di freddo, vento e neve sul tetto di Matematica, siamo stati con loro in piazza il 30/11, senza urlare slogan ma proponendo contenuti, per spiegare alla città il perché il DDL sia un furto del loro futuro.

A seguito delle occupazioni e delle manifestazioni, la Gelmini è riuscita a dire che gli studenti che manifestano contro la riforma sono strumentalizzati dai baroni, ne difendono i privilegi, e non vogliono la meritocrazia.
Mi risulta che gli studenti dell’università pubblica lottino contro i baroni. Non mi è sembrato di notare che i baroni fossero a manifestare con gli studenti ed i ricercatori nelle 100 piazze d’Italia, né che gli studenti si preoccupassero di salvaguardare i privilegi di questi.

Ho sentito invece, negli studenti, la preoccupazione per il taglio delle borse di studio, per l’istituzione dei contratti a termine per i ricercatori, che potranno, previa abilitazione, tentare di diventare professori o saranno cacciati (secondo una logica di UP or OUT), l’amarezza della convinzione che saranno costretti ad andare all’estero se vorranno avere la prospettiva di un futuro degno di questo nome.

Concordiamo tutti che una riforma dell’università sia necessaria! Questa che ci vogliono far ingoiare è peggio di una controriforma, è l’ultima mazzata data all’istruzione pubblica in Italia.

Una RIFORMA dell’università deve cominciare dal DIRITTO ALLO STUDIO.

Cito: Articolo 34 della Costituzione:
“I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ….”.

MERITOCRAZIA quindi diceva la Gelmini! Siamo tutti d’accordo. Ma si devono garantire, rigorosamente, eguali chance di partenza, altrimenti non è meritocrazia ma redditocrazia, significa che solo chi avrà i mezzi potrà accedere a tale diritto, in barba al citato articolo costituzionale.

Contemporaneamente, però, si trovano i denari per finanziare la SCUOLA PRIVATA.

Cito: Articolo 33 della Costituzione:
“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento (…) Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo stato.

Ne consegue che il tentativo di privatizzare le università, anche con l’inserimento di membri esterni nei CDA, (il privato è per forza di cose portatore di interessi, scopi e fini “altri” rispetto al pubblico) potrà spesso tradursi in una limitazione alla libertà d’insegnamento, mentre il finanziamento alle strutture private si configura come fatto decisamente anticostituzionale.

Arriviamo poi ai ricatti con Mariastella Gelmini che afferma: “L’opposizione, per motivi di pura propaganda politica, mette a rischio provvedimenti urgenti e indispensabili per l’Università italiana. Senza l’approvazione rapida del ddl non si potranno bandire posti da ricercatore, non potranno essere garantiti gli scatti di stipendio, non saranno banditi nuovi concorsi.

Molti basano le speranze sul fatto che il 14 il governo non ottenga la fiducia; se ciò accadrà il DDL potrebbe non arrivare ad essere calendarizzato al senato? Non c’è da esserne assolutamente sicuri!
Temo che questi ci stiano cercando di rifilare un pacco che preveda un governo Fini, Casini, Bossi, Berlusconi, Storace! Al realizzarsi di questa ipotesi si arriva alla normale fine della legislatura, il decreto passa senza problemi al senato con la benedizione di FLI e ci hanno fregati ancora una volta!
Sono stati bravi, ci hanno menato per il naso con la storia del cerino che si sarebbe dovuto spegnere nelle mani di Berlusconi o Fini e temo, finirà per bruciare le dita di Bersani e Di Pietro.

Gli studenti per fortuna sembra non abbiano intenzione di mollare, e non devono mollare! In gioco c’è il loro e, permettetemi, se è vero che i figli ne sono la rappresentanza, anche il nostro futuro.
La posta in gioco è troppo alta: attaccando la cultura, il sapere, la conoscenza, si vuole far scivolare il paese verso una sottocultura da “Grande Fratello” che uccide definitivamente la capacità di senso critico e di indignazione verso avvenimenti inimmaginabili in qualsiasi altro paese democratico. Gli studenti stanno allargando il loro impegno anche a fianco dei lavoratori, come avvenuto il 27 scorso a ROMA. Finalmente: era dagli anni ’70 che non succedeva!

Vorrei chiudere con una citazione di un personaggio che ho molto amato, ai tempi, molte delle cui idee ed intuizioni politiche hanno dimostrato la loro validità in tempi successivi.

“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia” (Enrico Berlinguer)

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