Comunicato del “gridodallarme” sulla situazione della Fiat

Anche noi sentiamo l’urgenza di esternare la nostra preoccupazione per il futuro in Italia della FIAT, la più grande industria manifatturiera nazionale, ma anche per le modalità con cui si è svolto negli ultimi mesi il confronto tra sindacati ed Azienda e per i conseguenti pesanti riflessi sul piano della convivenza democratica e della coesione sociale che la vicenda minaccia di generare.

Da tempo ormai, in un mercato globalizzato, il sindacato si trova in oggettiva difficoltà nel trattare sul piano nazionale contratti e condizioni di lavoro con le grandi aziende multinazionali, che, disponendo di stabilimenti in stati diversi, possono abbandonare un paese dirottando su altre realtà le produzioni di massa (ma anche le fasi di progettazione), in funzione del costo del lavoro, delle agevolazioni e degli incentivi economici offerti dai vari paesi, della tassazione e della normativa esistenti, del grado di sindacalizzazione ecc. Purtroppo sono ormai quotidiani i processi di delocalizzazione all’estero di tante nostre aziende, anche di media dimensione.
In questa situazione il rapporto di forza tra le parti è sbilanciato. In caso di forti conflitti e per evitare che si creino possibili situazioni di prevaricazione da parte aziendale, il Governo dovrebbe assicurare in questi momenti una forte presenza, così da mediare tra le parti tenendo conto del bene della collettività e delle linee di politica industriale che il Governo stesso vuole perseguire, e garantire che non vengano meno i princìpi fondamentali su cui si basa la nostra convivenza civile.
Questi princìpi base sono dettati dalla Costituzione. Essa definisce il lavoro come fondamento della nostra Repubblica democratica e tutela la dignità del lavoro e dei lavoratori, nonché la libertà dell’organizzazione sindacale e il diritto di sciopero nell’ambito delle leggi che lo regolano. A partire dal dopoguerra i sindacati, in collaborazione tra loro, hanno lottato anche duramente per migliorare significativamente i livelli retributivi e le condizioni di lavoro dei lavoratori. Alla fine degli anni ’60 è stato introdotto lo Statuto dei Lavoratori, strumento di civiltà e di garanzia. In tutti questi decenni ambedue le parti, datoriale e sindacale, hanno sempre cercato, spesso con l’aiuto del Governo, di tenere aperto il dialogo tra loro.

In questo contesto preoccupa fortemente, oggi, che la più grande industria italiana rifiuti di fatto, a fronte di nuovi investimenti, il confronto e la discussione della nuova organizzazione del lavoro con il sindacato più rappresentativo, minacciando di dirottarli altrove e marginalizzare così gli stabilimenti italiani in caso di risultato negativo del referendum. Preoccupa anche che essa abbia uniteralmente disdettato il contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici, rinviando tutto alla contrattazione aziendale e spiazzando così anche la Confindustria (costretta a una affannosa rincorsa con la creazione di uno specifico settore Auto, pur di non perdere immagine e contributi). Si tratta di un vero e proprio ricatto, che lede la dignità dei lavoratori, non vuole assolutamente sentirne le ragioni e fa precipitare le nostre relazioni industriali al livello degli anni ’50. Tornano lontani i tempi in cui Adriano Olivetti, inaugurando il Centro socio-culturale a Ivrea, diceva: “L’uomo non si sigilla in una tuta da lavoro”. Sulla questione della rappresentanza sindacale riteniamo che si debba procedere con ragionevolezza sul piano sostanziale: non ha senso che nella più grande fabbrica italiana non abbia voce il più grande sindacato nazionale.

La FIOM ha più volte affermato di essere disponibile ad accettare la massima turnazione per arrivare alla piena utilizzazione degli impianti. Ci sembra che questa sia una disponibilità importante, riguardando l’unica variabile effettivamente dipendente dai lavoratori per aumentare la produttività, in quanto l’innovazione di prodotto e di processo, oltre all’impostazione dell’organizzazione del lavoro, dipendono sostanzialmente dall’azienda, come ha giustamente ricordato il Presidente Napolitano. Certamente il grande gap di produttività rispetto agli stabilimenti stranieri della FIAT, in particolare quelli brasiliani, non lo si recupera limando di qualche minuto le pause di lavoro. Questo aspetto sembra invece riguardare più lo stato psicofisico del lavoratore e pertanto la sua sicurezza. Ci auguriamo quindi che, qualunque sia l’esito del referendum, FIAT e FIOM, con gli altri sindacati, riprendano il dialogo.

Infatti non fa certamente bene al mondo del lavoro la divisione che è esplosa tra le sigle sindacali e ormai tra i lavoratori. Questa spaccatura può essere causa di
turbolenze sia in fabbrica che nella società. E’ anche interesse della FIAT aiutare a ricomporre i frantumi. Un ambiente di lavoro coeso e il personale motivato sono fattori non secondari per la produttività. Ed è importante anche per il sindacato, per ragioni etiche e di equità, rimuovere eventuali eccessi di garantismo che possono aver dato luogo nel tempo ad abusi e privilegi.

Preoccupa però altrettanto, se non di più, l’assordante silenzio del Governo su un problema così drammatico e decisivo per il futuro della grande industria in Italia. Infatti, se dovesse passare senza correttivi (sul piano del metodo e del coinvolgimento dei lavoratori) la linea forzata da Marchionne, è evidente che su questa linea convergeranno anche gli altri grandi gruppi industriali, determinandosi un ritorno all’anno zero delle relazioni industriali in Italia. Altro che innovazione! Il lungo e lento progresso della classe operaia verso la realizzazione dei valori costituzionali di uguaglianza, solidarietà, dignità del lavoro e del lavoratore subirà una brusca retromarcia. Col ricatto del lavoro offerto a condizioni unilaterali e non negoziabili, probabilmente differenti da impresa a impresa, si rischia di arrivare a gravi lacerazioni del tessuto sociale e a egoismi territoriali irrefrenabili.

Il Governo Berlusconi ha dato di sé, nella gestione dello sviluppo economico e nella politica industriale del Paese, una prova miseranda. In un periodo di grande crisi in cui i Paesi più avveduti, oltre a cercare di tamponare la situazione, hanno fatto sforzi significativi per riprogettare il futuro, indirizzando in modo mirato gli investimenti possibili (privilegiando il settore della conoscenza e della ricerca), in Italia il Ministero a ciò preposto è stato retto ad interim per mesi da un Premier invisibile. Di politica industriale non v’è traccia. Di interventi per favorire ripresa e sviluppo altrettanto. Si sono tagliati i fondi alla scuola e alla ricerca. Sulla dirompente problematica FIAT di queste settimane nessun tentativo di indirizzo, di mediazione, di acquisizione dei piani di sviluppo della società, di presa di posizione ragionata in funzione del bene collettivo. Berlusconi si è limitato in zona Cesarini a mettere il cappello sulle decisioni di Marchionne, arrivando oltretutto ad affermare che, in caso di vittoria del NO al referendum, le imprese multinazionali farebbero bene ad abbandonare l’Italia. Dichiarazione sciagurata che fa pendant con quella che gli italiani farebbero bene ad evadere le tasse, se queste dovessero superare un’aliquota del 30%. Non è fuori luogo parlare di atteggiamento irresponsabile.

Leviamo ancora una volta un grido di allarme affinchè le persone intellettualmente oneste si rendano conto di tutte le implicazioni della vertenza FIAT. Se dopo il referendum, qualunque sia il risultato, Marchionne non desse segnali importanti per rivedere il suo atteggiamento di chiusura autocratica, aprendo il dialogo con tutto il sindacato, e il Governo dovesse perdurare nella sua assenza su temi fondamentali per il Paese, allora non resterà che mobilitarsi per dare forza alle richieste dei cittadini più consapevoli e richiamare FIAT e Governo alle proprie responsabilità sociali.

Il gruppo dei promotori del “Gridodallarme”

Questa voce è stata pubblicata in Articoli, I vostri articoli, Lavoro, Le nostre battaglie e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...