L’ANM PER UNA GIUSTIZIA NELL’INTERESSE DEI CITTADINI

Conferenza stampa
Roma, 27 gennaio 2011

L’ANM PER UNA GIUSTIZIA NELL’INTERESSE DEI CITTADINI

L’inaugurazione dell’anno giudiziario è, per tradizione, l’occasione per fare il bilancio dello stato della giustizia nel paese.

Oggi – lo sappiamo – questo bilancio è severamente negativo, per l’enorme numero dei processi pendenti e per la lentezza, dannosa e intollerabile, dei giudizi civili e penali.

I magistrati sentono tutto il peso di questa situazione e da anni sono impegnati nella ricerca e nell’attuazione di metodi di lavoro e di prassi che servano ad accelerare lo svolgimento dei processi e a ridurre i disagi degli utenti del servizio giustizia, in un contesto di gravi difficoltà e di carichi di lavoro di enormi dimensioni complessive.

E, infatti, la produttività dei giudici italiani è grandemente cresciuta in termini assoluti e si attesta su livelli altissimi nella comparazione con i loro colleghi europei, mentre una costante attenzione viene dedicata, negli uffici giudiziari, al migliore impiego delle risorse umane e materiali, via via sempre più ridotte, di cui dispone la giurisdizione.

Questi sforzi rischiano, però, di essere vanificati dalla pervicace volontà di tenere in vita tribunali costosi, inefficienti e inutili (perché di dimensioni ridotte e con carichi di lavoro incomparabili con quelli delle sedi più grandi), dall’assenza di investimenti produttivi nell’informatizzazione degli uffici, dalla mancata riqualificazione del personale amministrativo, ormai in via di esaurimento dal momento che  da oltre un decennio non vengono rimpiazzati coloro che vanno in pensione per raggiunti limiti di età.

Alle indicazioni concrete e costruttive degli operatori della giustizia si contrappongono il silenzio, l’inerzia, l’assenza di iniziativa, di capacità progettuale e di proposta dei responsabili politici, a cominciare dal Ministro della Giustizia.

Chi è al governo del paese sembra ignorare la questione che dovrebbe essere al centro delle sue cure – la giustizia come servizio ai cittadini – per concentrare le energie nel turbare, con polemiche sempre più veementi, lo svolgimento di procedimenti e processi sgraditi, nel minacciare punizioni, nell’evocare “riforme” ormai dichiaratamente concepite come strumenti di ritorsione nei confronti di una magistratura che si ostina a prendere sul serio la regola di indipendenza scritta nella Costituzione.

Non è questa la via per avviare a soluzione i problemi della giustizia e per fare il bene dell’Italia.

E’ ora che si ritorni a ragionare della giurisdizione nell’interesse di tutti i cittadini, senza esasperazioni e senza particolarismi, considerandola per ciò che essa è: un servizio prezioso per l’intera collettività e per l’economia, cui dedicare attenzione, intelligenza, rispetto, razionalità e fantasia innovatrice.

Si semplifichi, finalmente, il processo penale, svisato, sino a divenire irriconoscibile, farraginoso, ingestibile, da un innumerevole numero di modifiche legislative.

Si razionalizzi il sistema della giustizia civile, affiancandola con un ragionevole sistema di filtri delle domande di giustizia e di alternative alla soluzione giudiziale delle controversie.

Si rilanci la grande prospettiva dell’unità della giurisdizione e si operi per coniugare sempre più strettamente la necessaria indipendenza del giudiziario con canoni di efficienza e di responsabilità.

Chiunque sceglierà di muoversi coraggiosamente in questa direzione troverà nei magistrati italiani interlocutori aperti e responsabili.

1. LA GIUSTIZIA CIVILE

La lentezza della risposta giudiziaria nel settore civile costituisce una vera emergenza, in quanto incide profondamente sull’assetto dei rapporti fra i consociati, lede le fondamenta di ogni società civile, può far prevalere la logica del più forte, del più prepotente e dar luogo, come sovente avviene nel Meridione d’Italia, a forme alternative e criminali di giustizia.

Ed è indubbio che un efficiente svolgimento della giustizia civile può essere esso stesso un volano per la ripresa economica del paese.

Dunque, il funzionamento della giustizia civile interessa noi tutti. Noi tutti giudici, pubblici ministeri, avvocati, cittadini.

Dobbiamo, però, chiederci per quanto tempo sia ancora tollerabile che la pubblica amministrazione, per la propria intrinseca inefficienza, per l’incoerenza delle scelte politiche, per la quasi ontologica fuga da ogni etica di responsabilità pubblica, crei essa stessa, direttamente o indirettamente, contenzioso, scaricando sulla magistratura civile compiti di supplenza che essa non può, non vuole e non deve svolgere.

La magistratura in questi anni si è assunta il carico della responsabilità di dare una risposta più efficiente.

Dagli stessi dati della Cepej emerge, infatti, che la produttività media dei singoli magistrati è la più alta in Europa.

Negli ultimi anni il trend è ancora positivo: mediamente si definisce un numero pari o superiore alle cause o processi sopravvenuti.

Ma ovviamente ciò non basta a risolvere una situazione estremamente critica.

Né il malfunzionamento della giustizia può essere risolto solo con interventi normativi, che modificano regole processuali, in assenza di adeguate misure di supporto alla giurisdizione.

In tale prospettiva dobbiamo dire che al di là di facili ottimismi, le riforme adottate dal legislatore non hanno consentito affatto di risolvere i veri problemi della giustizia civile.

L’Anm chiede da tempo l’istituzione di un ufficio del giudice, quale stabile struttura di supporto al magistrato, cui resta affidato il compito istituzionale della decisione della causa, che rappresenterebbe uno strumento strategico per la riduzione degli arretrati e per una migliore funzionalità del sistema giudiziario.

Un ufficio del giudice che trasformi le articolazioni interne degli uffici giudiziari in unità operative dotate di adeguate tecnologie informatiche, di banche dati in costante aggiornamento, di personale amministrativo opportunamente riqualificato, di giudici onorari in funzione di collaborazione con il magistrato per la gestione delle singole fasi processuali al fine di evitare l’accumulo dei ruoli, di assistenti e “stagisti” che possano svolgere ricerche, coadiuvare il giudice nello studio dei fascicoli e nella tenuta dell’agenda e predisporre bozze di motivazione dei provvedimenti.

Tale intervento, da tempo reclamato sia dall’Anm sia dall’avvocatura, permetterebbe di ottimizzare le risorse e organizzare in maniera più moderna e razionale gli uffici giudiziari, in quanto consentirebbe di pervenire alla drastica riduzione dei tempi processuali, al recupero fisiologico e duraturo della funzionalità del processo e alla formulazione di programmi razionali di esaurimento degli arretrati.

Tale riforma deve essere, tuttavia, coordinata con modifiche che involgano l’organizzazione e la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, che devono essere dimensionati nell’organico dei magistrati e del personale amministrativo, sì da consentirne autonomia e capacità di funzionamento, e che siano dotati di strutture informatiche e banche dati idonee ad accelerare lo svolgimento delle attività processuali e per assicurare una migliore qualità delle decisioni; ovvero, in dimensioni più ridotte, la chiusura, ove mal funzionanti, delle sezioni distaccate di tribunale, reliquati storici delle vecchie preture mandamentali.

E’ indispensabile, infine, che venga realizzata la più volte richiesta semplificazione e drastica riduzione dei riti processuali.

2. GIUSTIZIA PENALE

Anche nel campo della giustizia penale la crisi di funzionalità della giustizia presenta aspetti drammatici e rischia di mettere in discussione principi fondamentali di legalità ed eguaglianza.

L’altissimo numero di procedimenti conclusi con la prescrizione del reato, numero in crescita esponenziale dopo la riforma del 2005 (cd. legge ex Cirielli),  denuncia una situazione allarmante di impunità per intere categorie di reati e di autori.

Più in generale la giustizia penale appare sempre più caratterizzata da un’enorme divaricazione di effetti e di regole  in ragione del tipo d’autore. Il contemporaneo aumento del numero delle prescrizioni e del numero dei detenuti  testimonia nella maniera più evidente questo dato.

La giustizia penale è oggi in Italia rapida e  inesorabile nei confronti di soggetti non assistiti, di soggetti deboli e marginali, spesso accusati di fatti di lieve entità, ed è, invece, inane, prigioniera di un coacervo di regole ormai ingestibili, nei confronti di coloro che hanno i mezzi e le possibilità per difendersi dal processo e per puntare, come unica strategia difensiva, alla prescrizione  del reato.

 

Uno Stato moderno e democratico non può permettersi una tale violazione della legalità. La sostanziale certezza di impunità che l’attuale sistema garantisce agli autori di delitti gravi, come l’evasione fiscale, la corruzione, i reati societari, i reati contro l’ambiente, oltre ad essere in sé un’ingiustizia, è anche un pesante ostacolo alla crescita economica e allo sviluppo del paese. La diffusione di fenomeni di corruzione e di illegalità nel settore dell’economica scoraggia gli investimenti dall’estero, deprime lo sviluppo, favorisce la crescita della criminalità organizzata.

 

[ho omesso una lunga serie di proposte concreti su vari temi del processo penale, a cominciare dalla prescrizione, che potete leggere sul sito dell’associazione nazionale magistarti]

 

4. L’ANM PER L’INNOVAZIONE E L’INFORMATIZZAZIONE DELLA GIUSTIZIA

 

Indifferibile, a fronte dell’evidente arretratezza della maggior parte degli uffici giudiziari, è l’effettiva attuazione dei progetti informatici, quasi tutti ancora in fase sperimentale solo in pochissimi uffici.

La magistratura italiana è da sempre l’alfiere delle innovazioni e dell’informatizzazione nella giustizia. Emblematiche sono l’erogazione dal 3 giugno 1970 dei primi servizi di informatica giuridica da parte del Centro elettronico di documentazione della Corte Suprema di Cassazione e l’attuale possibilità di ricerca, mediante il servizio Italgiureweb, del dato giuridico globale. Mortificante per tutti i protagonisti della vita giudiziaria del paese è il confronto tra i servizi informatici resi dal Ministero della Giustizia e quelli organizzati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze così come allarmante è la comparazione con le innovazioni realizzate negli altri paesi dell’Unione Europea.

Per queste ragioni, senza qui elencare i disservizi di inizio anno, l’Associazione nazionale magistrati si mobilita per l’efficienza nella giustizia come condizione imprescindibile per l’indipendenza della magistratura e come presupposto necessario perché vi possa essere tutela giudiziaria dei diritti dei cittadini.

Il governo dei fatti, la politica degli annunci, le continue conferenze stampa dei Ministri Alfano e Brunetta che pubblicizzano la piena informatizzazione degli uffici giudiziari, si scontrano con la dura realtà, svelando la triste verità: uffici senza personale, senza computer e con i nuovi programmi informatici in uso in pochi circondari.

Ma è anche, purtroppo, un fallimento per la giustizia che con il recente rischio di blocco dell’assistenza informatica ha già perso molti degli esperti che per conto di società esterne da anni lavoravano negli uffici giudiziari, accumulando conoscenze e competenze difficilmente sostituibili, dirottati altrove o licenziati.

E’ un fallimento per la giustizia perché si mette a rischio quanto già realizzato da avvocati, cancellieri, magistrati nelle sedi più avanzate: il decreto ingiuntivo telematico, le notifiche telematiche, la stessa prospettiva del Processo Civile Telematico. La tentazione di tornare alla carta sarà fortissima e il danno che si crea sul piano culturale e sull’affidabilità del canale telematico è enorme.

E’ un fallimento per il Paese perché i danni che si creeranno agli uffici giudiziari, ai cittadini, alle imprese coinvolte nelle cause, come perdita di ore lavoro e probabili inevitabili rinvii, sono molto superiori ai 5-6 milioni di euro che in modo miope oggi non si vuole spendere. Le spese di assistenza informatica sono essenziali per il funzionamento degli uffici giudiziari e come tali devono essere spese obbligatorie, comunque coperte.

5. LIBRO BIANCO

L’Anm redigerà un Libro Bianco sullo stato degli uffici giudiziari in Italia, raccogliendo i dati su: organico dei magistrati e del personale amministrativo, carichi di lavoro, livelli di informatizzazione, stato dell’edilizia giudiziaria. Tutto quello che gli uffici del Ministero dovrebbero fare e non fanno lo faremo noi, in modo da offrire una fotografia completa e chiara della situazione degli uffici giudiziari sul territorio.

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Una risposta a L’ANM PER UNA GIUSTIZIA NELL’INTERESSE DEI CITTADINI

  1. ayed ha detto:

    perche ci permettiamo ancora a questo sin. a umiliarci ancora offende la nostra costitusione ci umilia come popolo,come lavoratori ,compra tutto e tutti e noi stamo a guardare la nostra volonta di popolo sara insuperabile aspettiamo qui cosa…

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