12 giugno: Festa della Liberazione

-di Franco Bassi-

Non so voi, ma io sono francamente molto scocciato per tutti questi piagnistei nei quali i vari leader della sinistra si esibiscono da quando il ministro Maroni ha annunciato la decisione del Governo di non accorpare in un’unica giornata il voto amministrativo e quello referendario, assegnando a quest’ultimo la giornata del 12 giugno.

Certamente è necessario mettere in evidenza lo spreco di danaro pubblico in un momento di così grave difficoltà del Paese; ma, una volta rimarcata la cosa, secondo me è assolutamente indispensabile evitare qualsiasi lamentela, che contribuisce solo a trasmettere ai cittadini la convinzione in base a cui raggiungere il quorum è un’impresa impossibile. Da qui alla rassegnazione il passo è breve.

Il referendum del 12 giugno, invece, potrebbe (e quindi deve) rappresentare l’unica concreta possibilità in mano ai cittadini per fare almeno quattro cose che non stento a definire rivoluzionarie:

  • votare affinché l’acqua resti un bene pubblico;
  • votare affinché il nostro territorio non venga cosparso di centrali nucleari;
  • votare affinché nessun governante pensi di essere al di sopra della legge;
  • votare per mandare a casa questo Governo.

Sono quattro motivazioni più che sufficienti per spronare tutta l’opposizione al massimo impegno affinché il 12 giugno si trasformi in una vera e propria giornata di Liberazione nazionale.

Evidentemente la classe dirigente della “nostra” sinistra, che non perde occasione per dimostrare la propria inadeguatezza rispetto alle spinte della società civile, è convinta che i cittadini non siano in grado di comprendere appieno la portata di questo evento e già comincia a pararsi il sedere qualora si vada verso un’ulteriore sconfitta. Se continuiamo con questo andazzo, la sconfitta è certa.

Se invece la smettiamo, almeno per una volta, di confidare su parlamentari che si lasciano comprare a prezzi stracciati o addirittura che vanno a votare in aula quando gli pare, e investiamo i cittadini del loro effettivo ruolo, possiamo ancora farcela.

È un controsenso predicare che occorre ridare la parola ai cittadini e poi, quando finalmente c’è l’occasione di votare – anziché per un quaquaraquà qualsiasi messo lì da una segreteria di partito – per questioni serie che ci riguardano tutti da vicino e che potrebbero regalarci come premio finale la cacciata di questo Governo, arrivare a piangerci addosso perché ci hanno fatto il dispetto di scegliere una data piuttosto che un’altra.
Di Pietro, l’altra sera in tv da Fabio Fazio, sembrava un bambinone al quale hanno portato via le caramelle.
Hai creduto sì o no nel referendum?
Se sì, allora muoviti e datti da fare per vincere!
Lo stesso valga per quei geni strateghi del PD. Invece di raccogliere 10 milioni di firme per niente, se non per farsi deridere per quelle false che c’erano in mezzo, perché non si mobilitano (ci mobilitano) per convincere i cittadini che finalmente hanno in mano uno strumento decisivo per il loro futuro?
È così utopistico, in questo Paese, pensare ancora che ci sia una possibilità di cambiare le cose?

Può darsi che io mi illuda per l’ennesima volta, ma, se non ci proviamo, non possiamo poi lamentarci di ciò che abbiamo e che, di conseguenza, ci meritiamo.
Io, comunque, da domani dedicherò il mio tempo alla campagna referendaria.

Informazioni su Enrico Arillo

Sono nato a Genova nel 1979 e vivo, dal 2005, in provincia di Parma. Dal 2005 sposato con Monica, una ragazza meravigliosa. Sono iperattivo al limite del dispersivo. E ho fatto/faccio mille cose contemporaneamente talvolta anche con discreti risultati. Da sempre appassionato di calcio (con una piccola carriera dal 1994 al 2000 nelle giovanili del Genoa), di politica, di scienze e di protezione civile. Dal 2001 al 2006 volontario in Protezione Civile e responsabile antincendio boschivo a Genova con, all'attivo, numerose emergenze nazionali e locali. Dal 2003 al 2009 nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco con qualifica di Vigile Volontario (oltre 600 giorni di servizio all'attivo). Dal 2003 consulente informatico con Partita Iva; docente di informatica presso aziende, scuole e privati; e animatore scientifico presso mostre e laboratori del Festival della Scienza di Genova. Dal 2007 ho ottenuto il titolo di Dottore in Geologia (Vecchio Ordinamento) e mi sono occupato anche di insegnamento di scienze nei licei (supplenze). Nel 2009 ho conseguito, dopo corsi ed esami, l'attestato per Tecnico Ambientale. Dal 2009 mi occupo anche di politica, ed in particolare di coscienza critica, con il Popolo Viola di Parma. Dal 2010 ho l'onore di essere nel direttivo cittadino dell'ANPI di Parma e collaborare con Libera Parma. Dal 2010 collaboro con il Settimanale ZeroSette di Parma e alcuni blog (Il Popolo Viola di Parma, Il Popolo Viola, Il Popolo Unito, Articolo 21) con articoli relativi alla politica locale e nazionale e di scienze.
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Una risposta a 12 giugno: Festa della Liberazione

  1. Pierluigi ha detto:

    Sono completamente d’accordo, attrezziamoci per vincere il 12 giugno!!

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