Il caso Iren/F2I

Desidero intervenire sulla questione Iren/F2I poichè credo sia emblematica rispetto alle implicazioni del processo di privatizzazione del servizio idrico integrato.

Riassumo la vicenda per chi non l’avesse seguita: F2I è una sgr (società di gestione del risparmio) che investe in partecipazioni: della base sociale fanno parte anche soggetti “istituzionali” come la Cassa di Depositi e Prestiti e altri soggetti privati (casse di previdenza, fondi pensione, ecc…). E’ un fondo privato che annovera soci privati o a controllo pubblico (come la Cassa Depositi e Prestiti).
F2I acquista il 40% delle partecipazioni azionarie di una società del gruppo IREN, Mediterranea delle Acque (società che serve circa 700.000 abitanti tra Genova città e comuni limitrofi), divendndo di fatto parte integrante di IREN stessa.
Il giornalista di Altreconomia Luca Martinelli effettua un’inchiesta sulla base sociale e gli interessi di F2I ma non riesce ad avere informazioni sulla composizione della base sociale del fondo: chi sono i soci?
Da alcuni consigli comunali (Parma, Torino, Piacenza, Reggio Emilia) -soci di Iren- partono delle interrogazioni per conoscere i nomi dei soci di F2I.
Il senso delle interrogazioni è il seguente: il servizio idrico integrato è un servizio pubblico pertanto i cittadini: 1) hanno un interesse diffuso in ordine alla sua trasparenza ed efficienza; 2) hanno il diritto di conoscere la base sociale che compone la proprietà del servizio idrico integrato, non vedendosi il motivo per il quale tale base debba rimanere “senza nome”.
Infine se la gestione fosse trasparente ed effettuata in nome di un pubblico interesse tutti avrebbero diritto di conoscere i rapporti societari, ed i contratti che legano le società alla gestione della rete idrica.
Ricordo che a Berlino il fatto che i contratti (stipulati tra il Land proprietario del 50.1% della società di gestione del servizio idrico e le altre società private) fossero soggetti al diritto privato ha impedito la loro pubblicazione e solo in concomitanza con il referendum per la trasparenza contrattuale in materia di gestione del servizio idrico si è saputo che il privato ricavava il doppio di utile del land berlinese.

A tutta questa vicenda il fondo F2I, sentendosi accusato in qualche modo di “torbide gestioni” (e questo non era assolutamente il senso delle interrogazioni), risponde tramite il suo ufficio stampa che tutto avviene alla “luce del sole”, che il fondo è italiano approvato dalla Consob e dagli altri organismi che ne sanciscono e garantiscono la legittimità ad operare. Inoltre risponde che i soci sono tutti soggetti di specchiata moralità e fornisce un elenco dei soci. Non pensate però che l’elenco sia nominativo con ragione sociale e indirizzo; l’elenco si limita a esporre la tipologia di soci (es. : 3 banche, 2 fondazioni, ecc…) come quando si va a far spesa e nell’elenco non si specifica la marca di ciò che si deve comprare.

Proprio dalla risposta di F2I –che penso sia legittima anche se un pò paradossale rispetto alla richiesta elevata- vorrei partire per tracciare alcune brevi considerazioni:
Il fondo F2I si sente accusato di torbide gestioni solo per il fatto che i cittadini desiderano conoscere la composizione della base sociale dell’assetto proprietario del servizio idrico integrato, pensando che diritto alla trasparenza sull’attività del fondo equivalga ad accusa di maneggi illeciti.

Questo è il vero punto: i cittadini ed i comitati che hanno elevato le interrogazioni non credono (fino a prova contraria) che ci siano soci occulti, ma desiderano che ci sia -in ordine alla composizione della base sociale- la massima trasparenza e pubblicità.
L’elenco dei soci di F2I (che dovrebbe venire dalle amministrazioni e non da F2I fin troppo zelante) non dev’essere una concessione per accontentarci ma un atto dovuto; dovrebbe essere un atto dovuto la trasparenza in ordine a tutti i contratti che ineriscono alla gestione del nostro servizio. Quando i cittadini sono messi in grado di conoscere, possono scegliere, viceversa non è possibile: mancanza di trasparenza -sia pure in ordine ad una composizione perfettamente lecita della base sociale- vuol dire allora mancanza di democrazia.
Pensate se tra i soci del nostro servizio idrico integrato ci fossero società produttrici di armamenti: non avremmo tutti il diritto di esercitare un veto? I cittadini hanno diritto di sapere chi ci guadagna e come vengono ripartiti gli utili nella base sociale poichè l’Acqua è un bene comune e fino a prova contraria appartiene a tutti (o meglio non dovrebbe appartenere a nessuno!)
Infine credo che rimarremo sempre infinocchiati nelle discussioni in cui si sposta l’oggetto sulla illiceità delle gestione anzichè sulla potenziale opacità del privato e il diritto alla trasparenza.
il fondo F2I pensa dunque di aver risposto e di aver chiuso la questione. Ma al contrario la questione è aperta più che mai, poichè questa vicenda è l’emblema del dilagare del diritto privato rispetto a quello pubblico che arretra anche sui beni comuni, creando zone di gestione non pubblica ma nemmeno totalmente privata dove si moltiplicano le possibilità di perseguire interessi personalistici in conflitto con la tutela dei beni comuni.

Francesco Camattini

[Cordinamento Acqua Pubblica Parma
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Una risposta a Il caso Iren/F2I

  1. ayed ha detto:

    i signori,(ladri)fra poco ci faranno pagare anche l’aria che respiramo e noi stamo sempre a guardarli che ci spennano vive perche aspettiamo sempre che qualq’ uno fa per noi un favore,se i popoli del nord africa an fatto cosi chi li libera dai tiranni . noi da questo tiranno chi ci libera e quando no sose mi spiego….!

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