Il popolo antinucleare si è riunito sul fiume PO

Il popolo antinucleare si è riunito Sabato 30 Aprile lungo il fiume Po in una “Catena Umana” che ha visto protagoniste oltre 2000 persone e che ha riempito e bloccato per oltre 2 ore il ponte che collega Boretto (RE) e Viadana (MN).

In testa ai due cortei, uno partito da piazza della Libertà a Viadana e l’altro partito dal piazzale dei Pontieri a Boretto, gli organizzatori in tuta bianca con mascherine, contatori geiger e tante croci con i riferimenti a località e date dei più disastrosi incidenti accaduti in centrali nucleari. Non appena i due gruppi si sono congiunti nel centro del ponte, un lungo sibilo di sirena ha reso l’atmosfera ancora più drammatica e tutti i manifestanti si sono accasciati al suolo come colpiti dalle radiazioni rievocando quello che successe, per esempio, a Three Mile Island nel 1979, a Chernobyl nel 1986 e a Fukushima pochi mesi fa. E’ stata una rappresentazione molto forte e di impatto, voluta per ribadire, come nel 1987, il NO categorico alla costruzione di centrali nucleari sul suolo Italiano.

Le motivazioni sono solide, ragionate e per niente spinte dall’emotività. Il nucleare infatti non risolverebbe i problemi di dipendenza estera del nostro paese ma tutt’altro; infatti in Italia non esistono giacimenti di uranio o altri combustibili ed è necessario l’acquisto a caro prezzo dall’estero, anche in considerazione del fatto che i giacimenti, come confermato dai geologi, sono in rapido esaurimento. Inoltre l’energia nucleare non è, come più volte sostenuto dal Forum sul nucleare, ad emissione zero di CO2 ma per l’estrazione e la lavorazione (per ogni kg di combustibile bisogna lavorare 1 ton di roccia), l’arricchimento (l’impianto di Paducah, nel Kentucky, utilizza due centrali a carbone da 1000MW), alla costruzione della centrale fino alle fasi di stoccaggio delle scorie e di demolizione della centrale vi è una produzione di CO2 solo di poco inferiore ad una centrale termoelettrica tradizionale. Inoltre si può affermare che è falso che l’Italia è costretta ad importare energia elettrica dalla Francia: la potenza elettrica installata in Italia era nel 2008 di 98.625 MW, a fronte di un picco di domanda di 55.292 (il massimo storico era stato raggiunto nel 2007 con 56.822 MW), dando luogo alla maggiore eccedenza tra tutti i paesi europei. Noi acquistiamo l’energia elettrica dall’estero poiché viene “svenduta” nelle ore di calo della domanda; in compenso, in momenti di picchi eccezionali di domanda anche la Francia è costretta ad importare energia elettrica, a caro prezzo, dai paesi confinanti. Per non parlare della gestione delle scorie (dall’acqua di raffreddamento mediamente contaminata fino ad arrivare alle barre di combustibile esausto estremamente contaminate) e dei rischi di incidenti più o meno gravi che metterebbero a rischio per migliaia di anni i territori confinanti (ad esempio l’area nel raggio di 20km dalla centrale di Chernobyl sarà contaminata per circa 20000 anni).

La giornata di Sabato è stata anche l’occasione per promuovere gli altri quesiti referendari ovvero i due sull’Acqua Bene Comune e quello sul Legittimo Impedimento; non sono dunque mancate dure critiche al Governo per i tentativi di sabotaggio del referendum iniziato con il mancato accorpamento con le elezioni amministrative (con una spesa superiore di 300 milioni di euro) e per finire con gli emendamenti di moratoria per il nucleare e l’acqua. Gli organizzatori, comunque, sostengono che «l’emendamento – inserito nel decreto “omnibus” – non abolisce il quesito referendario, in quanto per i proponenti lo scopo del referendum rimane quello di rinunciare definitivamente alla tecnologia nucleare perché insicura, costosa e pericolosa per l’umanità e di passare a quelle rinnovabili e sicure». Inoltre, sempre secondo i membri del coordinamento, «l’emendamento non rinuncia al nucleare ma rimanda di 12 mesi la decisione sui temi di politica energetica e si richiama a “ulteriori evidenze scientifiche sui profili di sicurezza nucleare che l’Unione europea definirà”. E’ una semplice sospensione, non una modifica strategica della politica energetica di questo governo».

A questo punto non ci resta, in attesa di ulteriori sviluppi, che attendere la parola della Cassazione sul blocco del referendum e le giornate del 12 e 13 giugno dove i cittadini saranno chiamati a decidere il futuro dell’Italia.

Enrico Arillo

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