LETTERA APERTA AL SINDACO DI PARMA PIETRO VIGNALI di Giuseppe La Pietra

Egr. Sig. Sindaco Vignali,

vorrei esternarle il senso di amarezza e delusione per quanto appreso dalle colonne di Libero. Desidero provare a spiegarle il perché, le motivazioni del mio scendere in piazza, dal momento che non sono né pilotato, né un aizzatore di folle e né tantomeno guidato da nessuno, se non dalla libertà della mia coscienza e da un profondo senso di indignazione per quanto sta accadendo nella città di Parma.

Sono un cittadino comune, a servizio della chiesa evangelica metodista, storicamente la realtà protestante più antica della città ducale, e per passione civile impegnato da oltre un decennio in Libera, la rete di associazioni e cittadini impegnati nell’antimafia sociale. In questa duplice esperienza, da tre anni a questa parte, nonostante le formali richieste e i ripetuti inviti, non ho mai avuto il piacere di poterla incontrare istituzionalmente, se non “last minute”, quando ricevette Vera Politkovskaya, figlia di Anna, familiare vittima di mafia. Alcuni dei suoi assessori, comunque, possono testimoniarle come più volte hanno avuto modo di incontrarmi e di toccare con mano la seria volontà di costruire insieme all’amministrazione comunale percorsi socialmente e culturalmente significativi, come un modesto ed umile contributo da parte della Chiesa Metodista e di Libera per questa città che amo profondamente. E’ il farsi dono sig. Sindaco, con quelle caratteristiche peculiari che arricchiscono ed elevano spiritualmente il patrimonio del territorio che viviamo. Donare, non predare. Veda, io credo che l’indifferenza, come ci ricorda nel sul libro Indignez vous (Le consiglio la lettura se non lo avesse già fatto) Stephan Hessel, è il peggiore di tutti gli atteggiamenti, dire: “Io che ci posso fare, mi arrangio”. Comportandoci in questo modo, perdiamo una delle componenti essenziali dell’umano. Una delle sue qualità indispensabili: la capacità di indignarsi e l’impegno che ne consegue. Non può esserci indignazione senza impegno. Per dirla con don Lorenzo Milani “I care, mi importa, mi sta a cuore, che è l’esatto contrario del motto fascista Me ne frego!” Tutto qua Sig. Sindaco.

Scendere in piazza per me, significa, quindi, non restare a brancolare nella nube dell’indifferenza ed intraprendere un’ impegno, un’azione sociale, civile, risoluta; significa e vuol dire, unire la mia voce a “La Piazza di Parma”, in modo ugualitario, gioioso e non violento; significa poter dissentire e dirle testualmente: “Tolga la scritta: “Parma. Un modo di vivere”. Non ci riconosciamo in questo modo di vivere”. Uno degli atti concreti, che rendono la vita – la nostra e quella degli altri – libera dai condizionamenti, dalla paura, dalla rassegnazione. E che ci fanno guardare con maggiore speranza agli obiettivi del nostro cammino: la dignità e la libertà delle persone. In piena sovranità di coscienza e laica consapevolezza, me lo chiede l’Evangelo della grazia e della liberazione, che predico ogni domenica in chiesa; me lo chiede la Costituzione italiana, per me ancora un testo di riferimento vivo ed efficace; me lo chiedono molte persone che incontro nel lavoro di ogni giorno, stanche, demoralizzate e tra queste c’è chi realisticamente non arriva a fine mese. Questi/e cittadini/e, Sig. Sindaco, le ha incontrate di recente? Ha dato loro del tempo per ascoltarle in prima persona? Cosa immagina che pensino dei suoi stretti collaboratori, del suo comandante della polizia municipale, che hanno utilizzato i soldi pubblici per tornaconto personale? Ha chiarito pubblicamente, se e ed eventualmente, quali sono stati e quali sono i rapporti che lei intrattiene con le persone e gli imprenditori arrestati?

Non ultimo, me lo chiede l’impegno con Libera. Abbiamo raccolto oltre un milione di cartoline “CORROTTI”, inviate al Presidente Napolitano, con cui – tra le altre cose – abbiamo chiesto che i corrotti restituiscano il mal tolto e sia approvata una legge che preveda la confisca dei loro beni. Dell’operazione Green Money ne abbiamo parlato con gli studenti e le studentesse di Parma nei numerosi incontri che abbiamo fatto anche quest’anno, così come abbiamo condiviso con loro la questione delle infiltrazioni mafiose in Parma e provincia. Un argomento delicato, che richiede molto equilibrio, competenza, sintonia con le forze dell’ordine. Uno degli impegni di Libera Parma, sintetizzato in un modesto dossier, verificato e condiviso con altri Enti istituzionali della città ducale. Anche qui, nonostante ripetute sollecitazioni a mezzo dei suoi collaboratori, non abbiamo mai avuto il piacere di poterglielo presentare e verificarlo insieme a lei, ascoltando volentieri anche le sue riflessioni in materia di antimafia. Mai giunte fino ad oggi.

I recenti fatti di Parma, a mio avviso, sono il volto piagato di questa città tramortita dal dolore per un’ ingiustizia sociale subita. Credo che ancor meglio del sottoscritto lo abbiano ben descritto le autorevoli indagini della Procura e gli articoli dei quotidiani nazionali. A Parma, Sig. Sindaco, probabilmente abbiamo assistito a quella che Max Weber chiamerebbe “collisione dei valori”, che avviene quando nel chinare il capo a certi valori (pseudo in questo caso) se ne sono esclusi degli altri, alti, quelli che rendono nobile l’arte della politica. Sempre da un ragionamento in dialogo con Weber (saggio Politica come professione) è nato quanto ho tentato di sintetizzare in piazza la sera della manifestazione contro la corruzione e l’indomani durante la trasmissione televisiva “Cominciamo bene estate”. Provo a sintetizzarglielo, perché, senza equivoci, non la prenda come un attacco alla sua persona ma provi a leggerlo semplicemente come l’indignazione di alcune ferme considerazioni relative al suo essere anche il mio primo cittadino. Mi creda, sul piano pastorale posso comprendere questo momento drammatico che umanamente sta vivendo e che la rende visibilmente provato e disorientato. Ho apprezzato le sue lettere alla città, colme di buoni propositi e di princìpi, in cui espone le sue motivazioni. Purtroppo, non mi trova in sintonia con lei, perché, a mio modesto avviso, l’etica dei princìpi, delle intenzioni e delle convinzioni è, in definitiva, un’etica apolitica, come è testimoniato, ad esempio dal cristiano, che agisce seguendo i suoi principi e senza chiedersi se il suo agire possa trasformare il mondo. Al contrario, l’etica della responsabilità è indissolubilmente connessa alla politica, proprio perché non perde mai di vista (e anzi le assume come guida) le conseguenze dell’agire. A questo aggiungerei l’etica della co-responsabilità. E’ vero e condivido con lei come sul piano penale la responsabilità sia del singolo, ma non basta. Come immagino dedurrà dalla mia riflessione – forse non condivisibile da lei – sul piano sociale e politico però subentrano necessariamente altre questioni e le conseguenze di questo terremoto giudiziario possono essere per la “Piazza di Parma”, libera e indipendente, la richiesta delle sue dimissioni come atto di seria e reale co-responsabilità nei confronti di quanto accaduto. Credo di averle rubato già molto del suo prezioso tempo e come ultimo pensiero vorrei condividere con lei le parole del pastore Dietrich Bonhoeffer, ucciso il 23 aprile del 1945 in un campo di concentramento nazista: “Fare e osare ciò che è giusto, non ciò che ci piace. Impegnarci per ciò che è vero, non per ciò che è possibile. Perché la libertà sta nell’agire, non nel rifugiarsi nei nostri pensieri”.

La saluto cordialmente augurandole buona giornata.

Giuseppe La Pietra, un cittadino di Parma

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