Il parco di Parma e l’assessore di Casal di Principe

-di Franco Cascio, Agende Rosse-

Ha tenuto banco, in questi ultimi giorni, la polemica di Parma dove un solerte assessore alla toponomastica aveva deciso di intitolare a Raimondo Vianello e Sandra Mondaini un parco che i cittadini parmensi conoscevano come “Falcone e Borsellino”.
Secondo quanto dichiarato dall’assessore, in realtà, nonostante ci fosse tanto di targa, quel parco, in virtù di una delibera del 2007, non era più intitolato ai due magistrati uccisi.
Questo particolare non è bastato però a placare le ire delle associazioni antimafia, dei parenti delle vittime e di buona parte della società civile, oltre allo sdegno dell’intero mondo politico. Solo il dietrofront dell’assessore, che ha deciso di passare la patata bollente alla futura amministrazione comunale della città ducale, ha messo fine al vespaio di polemiche.

La vicenda ricorda, per certi versi, l’uscita infelice del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianfranco Miccichè, il quale, qualche anno fa, ebbe a dire placidamente, salvo poi fare anche lui una repentina marcia indietro, che l’intestazione dell’aeroporto di Palermo “Falcone e Borsellino” porta il turista a “deprimersi non appena mette piede in Sicilia” .

La toponomastica di ogni città d’Italia dovrebbe prevedere una via, una piazza, un parco, ai due eroi dell’antimafia uccisi nella maledetta estate del 1992. E’ sicuramente un modo per mantenere viva la memoria di chi ha sacrificato la propria esistenza nella lotta alla criminalità organizzata e al predominio mafioso.
E’ pur vero, però, che l’intitolazione di strade, parchi, etc., a poco serve se non si aggiunge il formarsi di una coscienza civica che passi proprio dagli insegnamenti di due simboli come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Proprio i politici, quelli che poi decidono a chi intestare le vie delle città che amministrano, dovrebbero essere i primi a fare tesoro dell’insegnamento di Falcone e Borsellino sulla lotta al sistema politico-mafioso. Proprio loro sono i primi responsabili delle connivenze tra politica e mafia e delle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle pubbliche amministrazioni.

Paolo Borsellino parlò del celebre equivoco, il concetto secondo il quale un uomo politico per essere definito onesto non basta che sia rimasto indenne da indagini giudiziarie.
Secondo il magistrato ucciso in via D’Amelio, infatti, un politico che si dice abbia interessi con organizzazioni criminali o essere vicino a un mafioso, non può definirsi onesto solo perché la magistratura non lo ha condannato (lo schermo della sentenza).
E’ questo il senso dell’intervento che Paolo Borsellino, nel gennaio del 1989, fece in una scuola di Bassano del Grappa. E aggiunse poi che spetta ai politici stessi, alle organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, ai consigli comunali, trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi, che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica.

Secondo quanto diceva Borsellino, quindi, inaffidabile dovrebbe essere Angelo Ferraro, neo assessore di Casal di Principe (Caserta), indagato per voto di scambio politico-mafioso, nonché cugino di Nicola Ferraro, ex consigliere regionale arrestato in passato per associazione mafiosa. Invece, il sindaco Pasquale Martinelle, nonostante l’indagine aperta a suo carico e i suoi legami di parentela con personaggi coinvolti in fatti di mafia, non solo lo ha nominato assessore della sua giunta di centrodestra, ma gli ha anche affidato, tra gli altri, l’incarico di assessore ai Beni Confiscati. Quasi una provocazione.
Il primo cittadino, da parte sua, non si è scomposto e ha difeso il suo assessore ricoprendolo di attestati di stima.
Le vicende giudiziarie di Ferraro, secondo il sindaco, non solo non possono interferire sulla gestione della cosa pubblica, ma nemmeno implicano responsabilità morali essendo, tra l’altro, Ferraro “una persona che dedica gran parte della giornata nel sociale occupandosi in particolare delle attività della società di calcio nella quale sono coinvolti 400 ragazzi della scuola calcio e dunque sottraendoli alla strada”.

Non è altro che ciò di cui i politici “inaffidabili” necessitano. La legittimazione che gli consente di scrollarsi di dosso i pesanti fardelli che li riguardano e di ottenere così l’approvazione da parte della collettività. Quella ratifica di “brave persone” che gli permette di assurgersi addirittura a ruolo di vittime nei riguardi della società civile.
Nei confronti di personaggi come il neo assessore di Casal di Principe ci sarà sempre chi sarà pronto a garantirli, a spendere parole di lode nei loro confronti e a mettere la mano sul fuoco sulla loro profonda rettitudine morale e sul loro indiscutibile senso di legalità.
In barba all’ equivoco di cui parlava Paolo Borsellino.

Franco Cascio

F0nte: http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=4582%3Ail-parco-di-parma-e-lassessore-di-casal-di-principe&catid=20%3Aaltri-documenti&Itemid=43

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Una risposta a Il parco di Parma e l’assessore di Casal di Principe

  1. Radar ha detto:

    .ehi….ragazzi…

    ..ci siete ancora…?

    Missione Compiuta 🙂

    Brindate anche per noi.

    E non perdetevi di vista…

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