Kadosh (14 Aprile)

Giornate della Laicità 2011 / Parma, 8-20 Aprile

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L’autore israeliano più famoso, Amos Gitaï, combatte con Kadosh (1999) una battaglia etico-culturale tutta interna allo stato ebraico e alle sue inesauste tensioni ma, al tempo stesso, proietta la polemica sulle costanti universali del fondamentalismo. In altre parole invita a guardare oltre l’esclusivo timore verso l’islam fanatico così come, pur muovendosi dal versante “democratico”, Stanley Kubrick, aveva fatto col sistema
militare (somigliante a ogni latitudine) o la “guerra fredda”.

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Scheda del film

Regia: Amos Gitaï; Sceneggiatura: Amos Gitaï, Eliette Abecassis, Jacky Cukier;

Fotografia: Renato Berta; Prodotto: Mikado film – M.P. Productions – Agav hafakot, Rai.

Francia-Italia-Israele, 1999 – Col. 110’

Interpreti: Yael Abecassis, Sami Hori, Yoram Hattab, Meital Barda,
Lea Koenig, Rivka Michaeli, Yussuf Abu-Warda, Uri Klauzner.

Se un credente si alza al mattino, recita le sue preghiere e ringrazia il creatore di non averlo fatto nascere donna, se poi va in sinagoga, incontra il rabbino che non manca di ricordargli che l’uomo è stato creato per studiare e la donna per pulire la casa e allevare i figli, se tutto questo avviene in un quartiere di Gerusalemme abitato da una comunità di ebrei ortodossi, non è forse lecito chiedersi in quale secolo si svolge la vicenda? Ebbene, essendo Kadosh girato e ambientato nel 1999, il secolo in questione è quello da poco concluso, in anni situati nemmeno all’inizio, ma addirittura nell’ultimo decennio. Non è sicuramente un secolo disperso in un imprecisato periodo
agli albori della civiltà.

Molte religioni, sappiamo, sono integraliste per loro stessa natura, lasciano ben pochi margini di autonomia ai loro fedeli, alcune poi cercano di restringere sempre di più il campo delle scelte personali (nel film si discute anche di come debba essere preparato il tè al sabato, se sia più
aderente alla legge versare nel bicchiere prima l’acqua calda e poi lo zucchero o viceversa), fornendo un’interpretazione della scrittura alla lettera, dall’alto, senza possibilità di scampo. La conseguenza di questo modo di pensare è quella di creare individui concentrati unicamente nella ricerca della salvezza della propria anima, indifferenti all’umanità e alla società che li circonda.

Tutto si svolge in un quartiere visivamente deprimente, squallido, chiuso che riflette in modo perfetto la qualità dei problemi affrontati dagli studiosi dei testi sacri, un mondo al di là del quale se ne intravede un altro (vero, come dirà alla fine una delle protagoniste, forse l’unica persona
veramente “viva” del film). Tutto è raccontato con pacatezza, pudore, equilibrio, senza sentimentalismi, sottolineando quanta fuga dalla realtà sia insita in un simile comportamento.

La fede religiosa, come libera scelta personale, è indubbiamente rispettabile, ma può esserlo anche la sua imposizione? Qui si potrebbe parlare di un irrazionalismo esasperato, di un “dissolvimento della ragione” che deriva da un ambiente in cui per il singolo individuo è impossibile affidarsi a una volontà propria. Si potrebbe anche dubitare che, per molti, questo debba essere per forza e inconsapevolmente il destino del pensiero umano.

e.p.

Ingresso intero € 5
Abbonamento 5 ingressi € 20
Ore 21.15 presso il Cinema Edison d’essai – Largo 8 marzo, 9 – Parma

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